mercoledì 19 marzo 2025

Il grande dono della piccola Milly

 




il 7 ottobre 2024, la mia piccola Milly se ne è andata per sempre dopo una malattia, il cancro, che per fortuna non l'ha fatta soffrire: solo un po' dimagrita e indebolita. Se ne è andata in un secondo dopo aver fatto le feste come ogni mattina: non è ciò che desideriamo per chi amiamo? Sia esso un essere umano o un animale da compagnia speriamo che il passaggio avvenga senza sofferenza. L'amore, il vero amore, dovrebbe essere volere il bene dell'altro. Non nascondo di aver pensato: “Come faccio? Come posso sopportare la sua assenza? Non voglio più soffrire”. L'egoismo si è fatto vivo, inutile nascondere questo aspetto di noi, soffrire per una perdita è straziante e più l'amore è stato grande più sarà difficile elaborare il lutto. Come ci ha insegnato Sigmund Freud, che tra l'altro amava i cani e la sua ultima cagnolina Sophie gli è stata vicina fino alla fine della sua vita anche sotto la scrivania durante gli incontri con i pazienti, dobbiamo
elaborare il lutto. Questo difficile e doloroso passaggio consiste in tre fasi: la fase di diniego in cui si rifiuta la realtà della perdita e si cerca di continuare a fare le stesse cose come se chi abbiamo perduto sia ancora qui, la fase di accettazione nella quale viene ammessa la perdita e la fase di distacco con la capacità di poter investire su altre persone, animali, interessi o attività. È un percorso obbligato se vogliamo superare il dolore e mantenerci in salute nel corpo e nella mente e poi verrà il giorno che un nuovo animale entrerà nella nostra vita senza per questo scordare l'animaletto che abbiamo perduto. I canili sono colmi di amici a quatto zampe che esseri umani spregevoli hanno abbandonato e noi con un atto d'amore dobbiamo adottare.

Ciò che in questi momenti tristi mi risuona in testa sono le parole di papa Francesco che critica chi ama cani e gatti e non mette al mondo bambini. La Chiesa si è premurata di dire che non bisogna distorcere le parole del Pontefice perché Lui mette al centro l'uomo poi vien tutto il resto. Credo invece che il tutto sia collegato e che l'amore non conosca confini se non quelli che noi gli diamo. La mia esperienza di oltre quarant'anni di vita con un cane mi ha insegnato che ci sono famiglie felici con figli e con un amico a quatto zampe amato come uno di casa; i cani non sono il sostituto di nessuno, occupano il loro posto nella nostra vita che è solo il loro. Sono innocenti, fedeli e amorevoli esseri che per chi crede ha creato Dio e per chi non crede sono un grande dono della Natura. Benedetto XVI mi capirebbe visto che amava e viveva con i gatti prima di salire al Soglio di Pietro.

Non dimenticherò mai la mia piccola dolce Milly, lei continua a vivere dentro me. È stata una straordinaria e insostituibile compagna di vita. Ho scritto questo articolo come testimonianza, per dire che amare un animale aiuta a diventare esseri umani migliori; sono convinta che se si imparasse, senza condizionamenti culturali, a voler bene agli animali, a rispettarli, a considerarli soggetti e non oggetti al nostro servizio, in quel caso nel mondo ci sarebbe meno violenza, abuso e guerra. La definisco Pet-love-Therapy da inserire nell'educazione sentimentale contro ogni forma di violenza, essa ha inizio guardando negli occhi un cane: se si riuscirà ad abbandonare ogni resistenza, saremo sulla buona strada.

 Maria Giovanna Farina (marzo 2025 @tutti i diritti riservati)

La mia vita con Otto

 


La mia vita con Otto è iniziata tanti anni fa, quando avevo necessità di portare a casa un cucciolo per riempire una casa vuota.

Abbiamo sempre avuto cani grossi, a volte due in contemporanea, certi che si sarebbero fatti buona compagnia quando gli umani erano al lavoro, ma questo doveva essere speciale, questo doveva essere il mio compagno di vita e così, quando sono andata a scegliere in un allevamento importante il mio nuovo cucciolo (lo so che un cane va adottato e non acquistato, ma io cercavo proprio lui) mi sono trovata tra i piedi questa briciolina di pastore tedesco alsaziano che aveva 45-50 giorni. Avevo già adocchiato qualche altro esemplare un po' pò grande, ma la briciolina insisteva…La proprietaria dell'allevamento mi ha detto subito - no questo cagnolino non lo possiamo vendere perché ha un difetto e non possiamo far uscire dal nostro allevamento prestigioso un cane difettoso. A me sembrava perfetto, che difetto avrà mai, mi son chiesta…Chiedo come si chiama e così scopro che si chiama Otto.

- Otto? voglio proprio lui - No signora non si può

Siccome Otto era il soprannome nell'ufficio in Germania con cui veniva chiamato mio marito che era andato in cielo, potevo io lasciar perdere? Vi pare che io potessi cedere le armi e non insistere, quando a me era parso un segno del destino? No, ho detto, io voglio solo lui e quindi dopo una bella discussione l’ho spuntata. Non posso darle il pedigree, ma cosa vuole che me ne importi Non posso venderlo a prezzo pieno con fattura, meglio ancora…Alla fine il cucciolino è stato mio e ci siamo accordate che l’avrei ritirato allo scadere dei giorni dello svezzamento. Cosa aveva di così grave, questo terribile difetto in cosa consisteva? Semplicemente la sua zampotta posteriore sinistra non aveva il quinto dito, perché la sua mamma al momento del parto, podalico, inavvertitamente lo aveva strappato. Lo avrei preso anche senza la zampa intera, figurati un mignolino. Io già da allora sapevo che sarebbe stato un cane speciale, che avrebbe riempito ogni mia giornata di amore impegno e dedizione; e infatti Otto si è sempre dimostrato un cane molto buono molto obbediente. Dicono tutti gli addestratori, anche chi si è occupato di noi, che il proprio cane ti assomiglia. Io non urlo mai, non alzo la voce, non sono nervosa e il mio cane è esattamente così, tranquillo pacioso e non abbaia se non in momenti eccezionali. Abbiamo vissuto anni belli insieme e Otto, star di FB, è molto amato anche dai miei famigliari, amici, vicini, conoscenti che lo riempiono di dolcetti. In casa essendo solo io e lui ci siamo sempre di più affezionati: io sono il capobranco e lui sin da piccolo mi ha sempre guardato con i suoi occhi buoni con i suoi occhi adoranti dimostrando una piena fiducia in me. Lui lo sa che io non gli farei niente di male che non lo danneggerei mai e anche quando gli do un cibo o una bevanda sconosciuta, lui, non come fanno certi altri cani che prima assaggiano dubbiosi e poi si convincono, lui prende qualsiasi cosa da me perché sa che non lo tradirei mai, che sono solo cose che gli fanno bene. Quando qualche volta mi capita di toccarlo in una delle sue parti doloranti o magari mi capita di schiacciargli la coda, io dico subito - scusa scusa amore mio e lui lo sa che è stato una cosa accidentale e neanche fa il verso di lamentarsi. È stato così per questi dodici anni ed è così adesso, lui è un cagnolone sempre meraviglioso ma ormai parecchio anziano e in questo momento siamo due anime in pena, due vecchietti che si sorreggono a vicenda. Ci ha un po' influenzato negativamente anche il periodo del Covid; quegli anni e quel lockdown in cui abbiamo convissuto 24 ore su 24 un po' in casa un po' in giardino un po' nelle passeggiate all'esterno, ma sempre lui e io, io e lui da soli, sono stati un periodo in cui ci siamo proprio attaccati uno all'altro e adesso, in questo momento, questa è la cosa che crea più problemi perché certo, io non lo abbandonerò mai, ma faccio un po' fatica anche a lasciarlo a lungo. Ora che non sta benissimo, che è più insicuro, posso lasciarlo per qualche ora, ma non una giornata intera, tanto meno per una notte. Anche se durante i miei numerosi viaggi veniva accudito e coccolato da tante persone amiche, ora non si può, anzi nemmeno io lo voglio più fare. Prova ne sia che da quando lui non sta bene, e sono circa 2-3 anni, io sto fuori casa qualche ora al giorno per far poi ritorno o qualche ora il pomeriggio e poi ritorno, perché questo è il limite massimo che lui può sopportare. Lui sa, ed è così, che io da lui torno presto; che io esca a piedi o in macchina, da sola o con altre persone, io torno da lui sempre. E lo faccio con piacere. 


Non potrei davvero mai più stare fuori una notte, perché adesso sono sicura che una notte sarebbe per lui la fine, quindi io rispetto questa situazione, non esco né la sera né per giornate intere. Quando era piccolo amava dormire fuori, adesso esce solo in giardino per espletare i suoi bisogni con un occhio di riguardo alla porta (mica che si chiuda e lo lasci fuori); è anche molto furbo, molto astuto: siccome dopo un'uscita in giardino lo aspetta un biscotto, a volte chiede di uscire fa un giro intorno al portico e rientra. Questo per sottolineare che ha ancora una voracità che lo farebbe mangiare tutto il giorno. A fronte di un amore così grande non c'è né fatica né l’impegno che richiede l'accudimento di un cane di 55 kg, che tenga; tutto viene sempre ripagato in sovrappiù. Lui non lo sa di essere un cane di quella stazza, perché si è sempre mosso in modo agile, è sempre corso al cancello abbattendosi contro ad ogni suonata di campanello (certo la sua massa poderosa e la sua irruenza fa impressione a chi si trova al di là, se solo sapessero che appena dentro il cancello sarebbero solo annusati e leccati!); dicevo lui non sa di essere così pesante, infatti spesso appoggia il suo sederone sui miei piedi, come se fosse un peso piuma o in alte occasioni spinge per arrivare primo e rischia di farti sbandare o picchiare contro il muro…Sono delle sensazioni belle queste che mi uniscono al mio cane, il mio compagno di vita da tanto tempo; ormai senza di lui la casa sarebbe vuota e io lo so che questo prima o poi dovrà succedere. Gli altri miei cani tutti pastori, a 12 anni sono mancati; lui è ammalato, ma si gestisce molto bene le sue cose e io ho imparato a curarlo meglio di un veterinario, tant’è che anche le ultime visite di controllo sono state molto soddisfacenti. Quando lo guardo e gli parlo (io parlo con lui sempre) gli dico di non lasciarmi tanto presto e lui gira la testa verso destra e poi verso sinistra, con quel suo sguardo sempre innamorato che fa capire che sa intuire quello che gli dico. Lo so che quando succederà sarà una cosa terribile e succederà, ma questo non mi deve impedire di godere degli ultimi mesi/ anni che la vita insieme a lui mi può regalare. In casa gironzola in assoluta autonomia e indipendenza, anche una gattina (io adoro i gatti, esseri affascinanti e liberi), la quale appena arrivata in casa con questo pastore tedesco grande venti volte più di lei, quando non sapeva dove andare, si rifugiava di notte sul portico tra le sue zampe per ripararsi dal freddo, e anche ora sono grandi amici. La sera, quando io li ho ai miei piedi davanti alla televisione, si strusciano l'uno con l'altro e a volte si scambiano il cibo. E la casa fiorisce d’amore. Ecco, tutto qui, la nostra vita è bella e piena di peli! Penso che queste parole le leggeranno persone che sanno che cosa vuol dire avere e amare un animale o persone che hanno avuto un animale; agli altri sembra sempre strano e sciocco rinunciare a qualche cosa, a un viaggio a una festa a una cena, pur di non lasciare da solo il tuo cane, ma per noi non è così, vero?

Giuliana Pedroli, giornalista (marzo 2025 @tutti i diritti riservati)

Il nostro amore per Milly

Milly in viaggio con Maria Giovanna

 


Gli animali fanno parte integrante della nostra vita, sono molte le famiglie in cui c’è anche un animale che dà e riceve affetto. Sin dai tempi antichi, nella poesia e nel linguaggio comune, gli animali hanno spesso simboleggiato qualche aspetto dell’animo umano, buono o cattivo, portato all’eccesso. Da sempre infatti il cane simboleggia la fedeltà, il leone la forza e il coraggio, lo sciacallo la vigliaccheria. Pensiamo alla favola La cicala e la formica di La Fontaine dove la formica rappresenta la previdente laboriosità mentre la cicala l’imprevidenza e con il suo continuo cantare non pensa a far provviste per l’inverno. Questa, come tutte le altre favole, ha una morale che indica all’uomo la ragionevole via da seguire durante l’esistenza. Possiamo affermare che l’uomo vede nell’animale se stesso sia nelle parti nobili che in quelle meno nobili ed è questo il motivo prioritario per cui cerca la compagnia di un animale. Ma è anche vero che l’uomo pur essendo più intelligente non possiede alcune doti che invece possiede ad esempio il suo cane: il fiuto, l’udito e la sensibilità. C’è chi nel cane trova veramente un amico, può far sorridere vedere un uomo fare lunghi discorsi col proprio cane perché si è soliti pensare che esso non capisca nulla, in realtà se non afferra il significato di tutte le parole comprende il dolce suono di una voce ricca di affetto. E allora come mai ogni anno tanti animali da compagnia vengono crudelmente abbandonati? Perché l’uomo per natura non è un compagno fedele e troppo spesso dimentica la fedeltà ricevuta. Inoltre non considera il fatto che se pur meno intelligente l’animale non è un oggetto, ma un essere vivente che prova sensazioni ed emozioni. È una colpa essere meno intelligenti dell’uomo? Rispondiamo con una considerazione di Leonardo da Vinci il quale sosteneva che l’uomo sarà veramente civile quando tratterà gli animali come suoi pari.

Abbiamo voluto fare questa breve riflessione per dedicare il numero 51 de L'accento di Socrate al cane. Ci siamo resi conto quanto chi scrive da sempre su questa rivista ami gli animali e in particolare i cani, crediamo di fare un dono ai lettori aprendo la nostra anima e, mettendo a nudo i nostri sentimenti, abbiamo la speranza di lanciare un messaggio d'amore: i cani sono esseri speciali da amare per sempre anche quando non sono più tra noi come la nostra cara e tenera Milly che noi due abbiamo liberato insieme dal canile. Con noi ha condiviso la sua vita, una vita felice e piena di allegria, ha donato ad entrambi momenti indimenticabili. Perderla è stato straziante, ci resta il ricordo che è amore puro. Siamo felici di averla avuta nelle nostre vite. 

Milly appena uscita dal canile a 8 mesi

di Maria Giovanna Farina e Max Bonfanti 

(marzo 2025 @tutti i diritti riservati)

Anche gli angeli abbaiano

 


Non avevo mai visto in un cane tante caratteristiche e qualità appartenenti a razze diverse come in quello che casualmente incontrai un giorno passeggiando in un parco cittadino: orecchie ritte, corpo affusolato da bassotto ma zampe lunghe e magre da levriero, il pelame poi alternava zone rase ad altre lunghe e fluenti da collie e la coda murina sembrava mozzata a circa una spanna dall’attaccatura, per non parlare del colore che racchiudeva tutta la gamma. Un patchwork.

Ricordo che nel tardo pomeriggio di una calda estate di alcuni anni fa, l’estate più calda del secolo la definirono, per trovare un po’ di refrigerio decisi di andare a rinfrescarmi sotto l’ombra di qualche vecchia quercia. Non c’era molta gente, era quasi l’ora di cena e la maggior parte stava abbandonando il parco. Mi ero da poco sdraiato sull’erba sotto un maestoso ippocastano, la quercia non l’avevo trovata, che un cane dall’aspetto stravagante e un pezzo di corda sfilacciata che gli pendeva dal collare mi si avvicinò guaendo sommessamente. Lo guardai con più attenzione e scorsi una targhetta appesa al collare con inciso un nome, Peppino, e un numero telefonico. Subito pensai che si fosse perso anche se quell’avanzo di corda lasciava propendere per altre ipotesi. Ciò che però mi stupì non fu tanto il suo aspetto quanto il comportamento che insistentemente pareva chiedesse di seguirlo, cosa che feci. Subito iniziò a correre, fermandosi dopo qualche decina di metri per assicurarsi che lo stessi seguendo, per poi ripartire. Si fermò nei pressi di un cespuglio e cominciò ad abbaiare. Seminascosto dal fogliame giaceva rannicchiato il corpo di un uomo anziano privo di conoscenza, mi accertai che fosse vivo e immediatamente allertai il 118 che mandò un’unita mobile di rianimazione. Dopo meno di dieci minuti un’equipe di specialisti era all’opera lì, sul posto, non c’era tempo da perdere. Riuscirono a salvarlo in extremis e ricordo che andai a trovarlo all’ospedale, anche per chiedergli a chi dovessi affidare il cane. Quando capì che ero stato io a chiamare i soccorsi si perse in mille ringraziamenti ma io gli feci notare che il merito andava tutto a Peppino, il suo cane, che nel frattempo stavo tenendo in custodia. Meravigliato mi disse che non aveva alcun cane; più meravigliato di lui e non sapendo che dire non insistetti.

Peppino era con me da due giorni e visto che non era di quel signore decisi di chiamare il numero segnato sulla targhetta. Rispose una signora che assolutamente negava di avere un cane, tanto meno con quel nome che non riteneva adatto ad un cane e Peppino assisteva alla telefonata come se capisse che volevo privarmi della sua compagnia. Non guardarmi così, gli dissi, magari il tuo padrone ti cerca! Mi rispose con uno deciso scrollone come se fosse appena uscito dall’acqua. Cosa ci faceva quel numero sul collare del cane e quel pezzo di corda? Fu proprio quel pezzo di corda sfilacciata come se fosse stata rosicchiata che mi fece decidere di tenerlo. Peppino, e a questo punto non so nemmeno se fosse il suo vero nome, ma ormai avevo cominciato a chiamarlo così, era un cane molto particolare, capiva tutto quello che gli dicevo, capissi io quello che diceva lui!

Avevo iniziato a portarlo con me e ogni volta destava l’ilarità di quanti lo vedevano, non potevo dare loro torto, ma non posso neppure negare che la cosa mi desse fastidio. Ricordo che quando andavo in cerca di funghi ne trovava più lui di me, ormai eravamo diventati amici inseparabili. Un giorno, mi trovavo a trascorrere una breve vacanza in montagna nel rustico di un amico, pioveva da alcuni giorni e il torrente che passava circa una decina di metri al di sotto era diventato minaccioso. Ero in casa a preparare la cena quando Peppino mi fece capire di voler uscire, gli aprii la porta ma capii che non voleva uscire da solo, voleva che uscissi anch’io, ma pioveva a dirotto e francamente non avevo voglia di bagnarmi così addentò la camicia che indossavo e tirò forte verso l’uscita. Lo seguii all’esterno sotto lo scrosciare del temporale, fu un attimo e vidi franare la casa giù nel torrente. Peppino abbaiò come se volesse salutarmi, mi guardò intensamente per alcuni lunghi attimi e, voltatosi, lentamente si allontanò incurante della pioggia. Anche se rimase con me solo una breve estate, spesso lo ritrovo con grande gioia e nostalgia nei miei ricordi più intimi, ma quella fu l’ultima volta che lo vidi. 

Max Bonfanti, filosofo analista (marzo 2025 @tutti i diritti riservati)


Momenti dell'anima

Gaetano Attilio Andriolo è medico ma non solo, è un uomo colto che ama promuovere e diffondere la cultura. È infatti presidente dell'associazione Teseo a Milazzo, una ridente cittadina delle provincia di Messina. L'amore per la cultura di Andriolo è reale, l'ho vissuta conoscendolo di persona quando mi ha presentato un libro insieme al giornalista Francesco Anania. Ora ha finalmente dato alle stampe una raccolta di poesie che prende il nome da una delle prime poesie scritte dall’autore. La sua mi appare una lirica intimista dove l'autore sembra ripercorrere attimi di vita, ripensa e giunge al passato per rivivere emozioni e contraddizioni: rivive la vita. (a cura di Maria Giovanna Farina)


Momenti dell'anima” è acquistabile scrivendo a associazione.teseo@tiscali.it


Momenti dell’anima


Voglia di gridare

E poi fuggire.

Voglia di soffrire

E poi piangere

Voglia di non esserci.

Accade in uno spazio senza tempo,

Notti da ricordare.

Rincorri teneri sguardi

Sopporti il peso dei suoi respiri

Catturi dolci pensieri

Avverti i fremiti del suo corpo.

Adesso ti assalgono i ricordi,

Colori di emozioni lontane.

Ci rivedremo una, due, mille volte

Che importa?

Assaporo l’attesa.

Sottile confine fra fuggevoli momenti

di felicità mai sopite,

E il silenzio 

Che non cerca parole

Che cattura i rimorsi della mia anima.


Per fortuna e purtroppo

 



Il libro di Emanuele Carioti, giornalista e scrittore, Per fortuna e purtroppo, è l'ultima intervista al Grande Franco Califano, ma non solo perché l'autore contestualizza abilmente il suo percorso di conoscenza e frequentazione con il Maestro durato 24 anni. Suggerisco questo libro per il suo valore di testimonianza diretta e la gradevolezza della scrittura dove è presente un affetto e stima per l'artista e l'uomo Califano.

Ecco il link dell'intervista in video che ho fatto a Carioti in collaborazione con Momenti in TV e Radio Filosofando con Maria Giovanna Farina 


I nonni nel tempo

 


Non è tanto l’età in cui si diventa nonni a rendere queste care persone più vitali e dinamiche di quelle di un tempo, che a ben guardare non si discosta molto da quella del passato, bensì lo stile di vita che oggi è notevolmente migliorato: le lunghe ore trascorse negli opifici e soprattutto la dura vita nei campi senza grandi ausili meccanici rendeva le persone già vecchie a cinquant’anni. La società attuale si è trasformata radicalmente, le famiglie sono costituite spesso da un piccolo nucleo e soprattutto nei grandi centri urbani non esistono più quelle allargate anche per la difficoltà economica di trovare abitazioni sufficientemente ampie da accoglierle. I nonni quindi abitano da soli o magari con qualche altro figlio non ancora sposato, si deve infatti tener conto che l’età dei figli che vivono con i genitori è aumentata rispetto anche a quella di poche decine di anni fa sia per la difficoltà nel reperire posti di lavoro a tempo indeterminato che abitazioni a prezzi ragionevoli. I nonni sono diventati moderni fruitori delle nuove tecnologie, usano il computer, navigano in internet e vanno in palestra, ma restano pur sempre miniere di esperienze importanti da tramandare e sono sempre in grado di trasmettere affetto ai nipoti. Ogni nonno ama profondamente i nipoti perché sono i figli dei loro figli: c’è un doppio legame che unisce quando si ritrova nei nuovi nati la continuazione della propria genitorialità

L'importanza dei nonni nasce dalla loro esperienza, un patrimonio di memoria a cui è fondamentale attingere. Possiamo dire che i essi siano un bene prezioso da salvaguardare. Anche per queste ragioni, oltre a quelle economiche con le quali bisogna in moltissimi casi fare i conti, sono un importate punto di riferimento da preferire all'asilo nido e alla baby-sitter. I nonni spesso posseggono una maggiore pazienza nella relazione con i nipoti perché sono più esperti, detto banalmente “ci sono già passati” e sanno come rispondere alle richieste dei nipoti che amano tanto farsi raccontate la storia della loro vita, le avventure e perché no, i loro amori, come hanno conosciuto la nonna, il nonno. Un altro particolare da non sottovalutare è che i bambini con la possibilità di relazionarsi anche con le persone anziane riescono ad avere una formazione psicosociale più completa.

I nonni hanno più tempo e credo che l'importanza nasca soprattutto dal loro mettersi a disposizione dei figli e quindi dei nipoti con la tranquillità e l’esperienza che spesso sa diventare saggezza, così li aiutano a costruire un’interiorità solida e capace di difendersi dalle difficoltà esistenziali. La mancanza di tempo dovuta alla frenesia moderna e al bisogno di certezze economiche fa spesso dimenticare ai genitori una semplice considerazione: “Il tempo è adesso", purtroppo ciò che non si concede ai figli al momento giusto, come l’ascolto, la condivisione e la presenza attiva si ripercuote sulla loro crescita. Non dimentichiamo che molti ragazzi con problemi esistenziali hanno spesso solo bisogno di qualcuno che sappia ascoltarli. Mentre i genitori pensano più a non far mancare le cose materiali, i nonni, pur nella loro indulgenza, sono più portati ad occuparsi dell’educazione civica e spirituale dei nipoti.

Possiamo dire che i nonni mantengono unita la famiglia in modo transgenerazionale, sono un ponte che unisce generazioni diverse, impediscono che essa si riduca o si sfaldi perché‚ rappresentando la memoria che vive e cresce, mantengono attuali gli insegnamenti e le norme dell'educazione che in una società come la nostra si stanno perdendo. È indubbio che si vada verso una certa decadenza sociale, basti pensare alla noncuranza del bene pubblico ed ai rifiuti abbandonati in ogni dove. I nonni figli di un'epoca di maggior rigore rappresentano anche un modello per una convivenza più a misura d’uomo. Ciò vale anche per quelli più giovani e magari passati dal ’68: non dimentichiamo che hanno acquisito la capacità di creare un percorso di vita perché credevano in un’ideologia che, al di là di ogni valutazione politica, ha saputo forgiare l’individuo con regole e obiettivi. Oggi tutto ciò si sta perdendo a favore del qualunquismo e degli ammiccamenti del dio denaro.

Il cambiamento dei nonni si coglie come abbiamo accennato nella loro vitalità, superiore a quella di un tempo e nella capacità di rapportarsi coi nipoti in modo quasi paritario, a volte la confidenza diventa eccessiva, ci si confida più con i nonni che con i genitori, questo anche perché‚ per eccellenza i nonni sono più comprensivi e tolleranti. Non è possibile dire se siano meglio i nonni di oggi rispetto a quelli di ieri in quanto le scene storico circostanziali sono diverse ed ognuna ben si adatta al proprio contesto per cui concluderei con un sentito grazie a tutti i nonni di ogni epoca. 

Max Bonfanti, filosofo analista (marzo 2025 @tutti i diritti riservati)


Il grande dono della piccola Milly

  il 7 ottobre 2024, la mia piccola Milly se ne è andata per sempre dopo una malattia, il cancro, che per fortuna non l'ha fatta soffrir...