La
passione, un termine che mostra tutta la forza di chi ama, si dirige
ovunque ci sia amore per qualcuno o per qualcosa. La passione per una
donna, un uomo, un lavoro, una materia, un figlio, uno stile di
abbigliamento… potremmo fare un elenco interminabile. Chi studia
l’amore non può fermarsi ad una sola forma di passione ma deve,
come ci ha insegnato Platone, contemplare e ricercare ogni forma di
amore e, aggiungo io, di passione che pervade l’oggetto d’amore.
Ma la passione è anche quella del Cristo sul Golgota, una passione,
la sua, che è sinonimo di morte imminente dopo sofferenze
indicibili. La passione è dunque anche sofferenza fisica e
spirituale. Che differenza passa tra le due passioni di cui sto
argomentando? Se pur differenti e dominate da opposte pulsioni (vita
e morte), hanno in comune una forza, una potenza che fa di esse due
compagne di strada. Non fu l’amore a fare di Cristo un martire
salvatore dell’umanità ferita dal male? Al di là
dell’implicazione religiosa, del Suo messaggio, c’è passione,
punto di potente incontro tra bene e male dove il bene trionfa con la
passione del sacrificio. Nelle altre occasioni la passione regolata
dall’amore investe con forza il proprio oggetto, lo ama tanto da
soffrire la sua mancanza; la passione esce a volte come una potente
carica quasi pericolosa e per questa ragione si intreccia con la
violenza e la morte. La passione troppo forte e incontrollata può
condurre al rischio di autodistruggersi, pensiamo alla passione per
gli sport estremi che può condurre alla morte.
Resta
il fatto che quando qualcuno e o qualcosa ci appassiona siamo mossi
da una molla che tende ad espanderci, per questa ragione è bene
mettere in primo piano il significato vitale di questa parola capace
di non farci soccombere a pericolosi stati depressivi. Impariamo
quindi a riconoscere le nostre passioni per non caderne vittime,
bensì per farne il motore della vita.
L'incontro
con una grande scienziata come Margherita Hack mi ha dato la
possibilità di riflettere con lei anche su temi importanti del
nostro vivere
Perché
sono vegetariana, un'autobiografia che scuote le coscienze.
Professoressa Hack, che cosa l'ha spinta a scrivere di questo
argomento?
È
stato l'editore a propormelo per far conoscere le sofferenze che
vivono gli animali. Nessuno ci pensa, si compra la fettina di carne e
non si vede l'atrocità che c'è dentro: vite davvero non vivibili
soprattutto quelle degli animali di allevamento, soprattutto quelle
degli allevamenti intensivi che sono delle barbarie
Lei
cita anche il pensiero di un filosofo come Platone a proposito della
natura che sarebbe imparentata con quella animale, sono cose che
conosciamo da tanto tempo quindi?
Ma
ora le sappiamo scientificamente, allora erano intuizioni. I Greci
hanno avuto tante intuizioni
Se
si amano gli animali, leggendo il suo libro si rimane molto toccati
dalle atrocità commesse contro gli animali, ma allo stesso tempo non
ho potuto non pensare a ciò che diceva Hobbes, homo
homini lupo, anche l'uomo commette atrocità contro i suoi
simili
È
vero, l'animale uccide solo per bisogno, per fame, raramente per il
gusto di uccidere
Vede
una via d'uscita?
Mah,
nell'uomo c'è un cervello più sviluppato che serve sia nel bene che
nel male
Quindi
lei è ottimista?
Credo
che sia migliorata l'umanità, che si sia meno crudeli di un tempo.
Oggi gli spettacoli dei gladiatori che combattono le belve nessuno li
andrebbe più a vedere, o a vedere tagliare la testa sulla
ghigliottina come spettacolo. Certo però c'è ancora la Corrida in
Spagna: è una tradizione e le tradizioni sono la cosa più dura a
morire. È la tradizione culturale che spinge nella direzione di
trattare gli animali come oggetti. Infatti anche i filosofi hanno
contribuito, pensiamo a Cartesio
Come
ha fatto un uomo intelligente come lui a dire una cosa simile?
Infatti,
a pensare che gli animali siano macchine, basterebbe guardare gli
occhi di un cane o di un gatto...
La
vivisezione, di cui lei parla nel libro, credo sia il vero razzismo
Eh
sì! Si sperimenta sui più deboli
Lì
spiega in che senso siamo fatti della stessa sostanza, veniamo dalla
morte delle supernove e allora siamo polvere di stelle. Quindi
veniamo dal cielo?
E
ma il cielo non è lassù, il cielo è dappertutto
Deve
però ammettere che, anche se in modo più scientifico, veniamo
davvero da lì
In
un modo più pratico. Del resto siamo abituati fin da bambini ad
udire "venire dal cielo" che è un modo di dire e poi fin
dall'antichità gli dei stavano in cielo
Prima
le ho chiesto come vede il futuro dell'umanità, ora le chiedo come
vede il futuro della donna in relazione al Paritismo? Lei
è un simbolo della donna paritista
Io
non ho mai sentito questo problema, mi son sempre sentita alla pari.
Credo dipenda anche dalle donne, del resto ricevono un'educazione fin
da bambine che le rende troppo arrendevoli o non dà loro abbastanza
fiducia in sé. Mi pare che oggi se la donna vuole
Per
certi versi è vero, però ci son donne come le impiegate, le
operaie...che magari hanno qualche problema con la mancanza di parità
Certo
c'è tutta una tradizione, ma la legge ora la tutela di più
Anche
se però non viene sempre applicata
E
lo so, c'è la tradizione, ci sono gli interessi, le donne son pagate
meno
Lei
non l'ha sentita la disparità?
Io
ero statale e gli statali son pagati tutti uguali
Insomma
lei ha avuto tutte le fortune: è nata vegetariana e non ha mia
sentito la disparità!
Eh
sì, ho avuto tutte le fortune. Perché il mio babbo e la mia mamma
erano perfettamente uguali. Il babbo era contabile lavorava a
Valdarno e poi fu licenziato perché non era iscritto al fascio, la
mamma era maestra e diplomata in Belle Arti, non ha mia insegnato
però era impiegata al telegrafo e smise di lavorare quando nacqui
io. Poi quando il babbo fu licenziato andò a lavorare come copista
agli Uffizi dove copiava i quadri che rivendeva: così ha mantenuto
la famiglia
Nel
libro dice che ciò che ci differenzia dagli animali è l'uso dei
simboli, per il resto sono nostri fratelli
La
capacità d'astrazione è tipica del nostro cervello
Quindi
dovremmo ricordarci che questa è la differenza?
Sì,
perché noi siamo più forti, e i più forti dovrebbero cercare di
aiutare i più deboli e non opprimerli
Si
dice che la spiritualità sia solo dei credenti, come intende
ribattere a questa affermazione?
La
spiritualità è di tutti, è l'Etica, e l'Etica non è
necessariamente religiosa. L'Etica è il rispetto di tutti gli altri
esseri viventi. L'ama il prossimo tuo come se stesso, questo
racchiude tutta l'Etica. La spiritualità di un ateo è forse più
pura di quella di un credente, il non credente non teme il dopo la
morte l'inferno, né spera nel paradiso. Quindi agisce bene solo
secondo coscienza
Come
esseri umani lasciamo delle tracce nel mondo, lei che rapporto ha con
le tracce che lascia?
Ma
non so, ho fatto quello che ho fatto. Ho tirato su l'osservatorio di
Trieste che era quasi inesistente, ho degli allievi bravi e
riconosciuti, ho fatto molta divulgazione. C'è tanta gente che mi
scrive che si interessata all'Astronomia e alla Fisica e mi son
grati: son queste le tracce. Non ho fatto nulla di speciale
Beh,
insomma…
Ho
fatto il mio mestiere
Chi
legge il suo libro può scegliere anche di continuare a mangiare la
carne, però deve decidere di lottare contro la tortura che viene
inflitta agli animali
Eh,
sì. Perlomeno! Almeno eliminare gli allevamenti intensivi, crescere
gli animali in un ambiente naturale, vivere secondo natura e quando
li devono uccidere almeno che sia in modo meno doloroso possibile
C'è
però la possibilità di creare la bistecca in laboratorio?
Sì,
l'hanno fatto con le cellule staminali, ma creare carne per
soddisfare tutto il fabbisogno al momento è difficile. Potrebbe
essere in futuro un modo per eliminare l'ecatombe di animali e poi
eliminando gli allevamenti intensivi si potrebbe eliminare la fame
nel mondo. Perché ora i quattro quinti del terreno coltivabile sono
adibiti per il foraggio e un quinto per l'alimentazione umana,
eliminando gli allevamenti intensivi si ridurrebbe anche il problema
della fame nel mondo.
Per
concludere, non posso non chiedere ad un'astronoma come lei qualcosa
sull'astronomia
Con
le conoscenze di oggi si sono fatti enormi passi avanti anche grazie
alla tecnologia: telescopi sempre più potenti, rilevatori sempre più
rapidi, la scoperta dei pianeti extra solari. Ormai si scoprono
pianeti ogni giorno: sappiamo che ci sono miliardi e miliardi di
pianeti. Non c'è nessuna ragione di pensare che solo il nostro sole
abbia un sistema planetario lui solo, ci miliardi di pianeti e la
maggior parte di loro non ha le condizioni adatte alla vita. Quello
che è successo sulla terra però sarà successo su altri pianeti, è
probabile che ci siano pianeti abitati da esseri monocellulari ma per
arrivare ai mammiferi come noi sono necessarie tante condizioni
favorevoli. Però tra miliardi di pianeti pensare di essere soli è
assurdo, ma le distanze sono talmente grandi che siamo destinati a
rimanere soli. Non si sa mai, ma per ora è fantascienza. Il pianeta
più vicino alla terra è a venti anni luce, anche se si viaggiasse
ad un centesimo della velocità della luce ci vorrebbero duemila anni
Il
vero filosofo impara a morire, diceva Socrate e in questo si può
leggere anche la capacità di un grande cambiamento nel nostro modo
di pensare. Il suo è un libro filosofico perché dà un messaggio
importante: allarga gli orizzonti, non fermarti alla tua
bistecca....La sua è anche un'autobiografia filosofica
Eppure
di filosofia non ci ho mai capito nulla!
Maria
Giovanna Farina - Fotografie di Daniela Lorusso
Cos'è
la libertà? Già gli Stoici nel III secolo a.C. ritenevano la
libertà una scelta del soggetto, per cui solo il sapiente è libero
perché vive secondo natura conformandosi al destino. Ciò significa
che sono libero se conosco le cose: se tu conosci le cose non hai
sorprese e il tuo comportamento è libero da falsi pregiudizi. C’è
uno stretto legame tra libertà e volontà, ad esempio non è
punibile chi commette il male contro la propria volontà: non
possiamo condannare chi commette una cattiva azione perché
costretto. Parlare di libertà vuol dire anche fare i conti con il
tema teologico del libero arbitrio, secondo cui l’uomo sarebbe
libero di scegliere di commettere il male oppure no. Socrate
sosteneva che l’uomo commette il male per ignoranza quando cioè
non conosce la via del bene. Il libero arbitrio prevede invece un
uomo che conosce e può scegliere. Rimanendo in tema di libertà
desidero fare un esempio riferendomi a San Francesco d’Assisi la
cui storia ci è nota. Nel famoso film di Zeffirelli “Fratello sole
e Sorella luna” viene messa in risalto la scena di quando Francesco
si spoglia, letteralmente, degli abiti e si dà alla povertà. Al di
là del contenuto religioso, questo spogliarsi ha una forte valenza
simbolica ed è un liberarsi di tutto quel bagaglio di stereotipi dei
quali il giovane era vittima. Francesco per liberare quel se stesso
prigioniero ha dovuto compiere un atto estremo che lo ha reso
veramente libero. Ha dovuto esagerare, liberandosi anche di ciò che
avrebbe potuto tenere ed in questo modo ha pagato un alto “costo”
per la libertà. Questa storia insegna anche che è necessario
combattere ogni giorno per la libertà, per conquistarne un
pezzettino alla volta, per evitare di giungere pericolosi atti
estremi.
La
consulenza filosofica, il dialogo come cura, è raccontata in “Ho
messo le ali” nel 2013 dove viene suggerito come dire No a chi ci
vuole prevaricare e ripresa in “La libertà di scegliere” nel
2017 dove viene suggerito come scegliere le persone migliori ed
allontanare quelle che ci fanno stare male. Infine il discorso viene
completato nel 2024 in “Platone,
aiutaci tu!”
In
quale luogo l’uomo si esprime? Con chi e come lo fa? Sono gli
interrogativi base per comprendere la comunicazione umana e non
sentirsi estranei nella relazione con gli altri. Lo studio e
l’analisi dell’uomo viene da lontano ancor più di quanto si
possa immaginare, noi partiamo dai Greci solo perché ci
rappresentano culturalmente: sono gli antenati della nostra civiltà.
Zoon logon echon è la locuzione con cui il filosofo Aristotele nella
Politica definisce l’uomo, animale unico e diverso dagli altri
perché dotato di parola: il vivente (zoon) che ha (echon) la parola
(logon). L’uomo è anche “politikon”, cioè un animale
politico, fatto per stare insieme agli altri e per risolvere le sue
questioni discutendo nell’agorà. Ancor prima, nella lettura dei
dialoghi di Platone si incontra Socrate, il primo filosofo della
storia occidentale dedito allo studio dell’anima umana. Da lì
prende le mosse l’analisi della comunicazione e lo studio
dell’interiorità con la tecnica del dialogo. Non un dialogo
qualunque, ma uno improntato ad affrontare le idee della mente e a
comprenderne la natura: personale o frutto di un indottrinamento
culturale? Socrate si adopera tutta la vita per liberare le menti
dagli stereotipi, dai luoghi comuni che ci portiamo dietro come una
zavorra impedendo alla nostra anima di librarsi leggera nelle alte
sfere, là dove non c’è posto per idee false. Passeranno parecchi
secoli prima che Freud codificasse la sua teoria psicoanalitica
scoprendo l’inconscio, la sua teoria trova terreno fertile per
nascere grazie al frutto del lavoro del pensiero umano di tanti
secoli. Gli spunti che si è trovato tra le mani sono tanti. Pensiamo
al filosofo e storico Hippolyte Taine (1828-1893) che per primo parlò
di rimozione, quel particolare stato dell’inconscio in grado di
mettere da parte i contenuti inaccettabili della coscienza, le
esperienze che è meglio dimenticare ma che dimenticandole, come
teorizzò lo psicoanalista viennese, creano sintomi. Taine lo fece
nel suo libro Le origini della Francia contemporanea ed. Adelphi
sostenendo a proposito degli istinti che “Essi esistono sempre,
anche in tempi normali; non li notiamo perché sono rimossi, ma non
per questo meno attivi ed efficaci, anzi indistruttibili…”
In
Totem e tabù Freud parla di repressione degli istinti e nel saggio
Disagio della civiltà argomenta come la repressione sia ad opera
della civilizzazione. Qui si incontrano altri spunti filosofici
interessanti, come il celebre motto homo homini lupus risalente al
commediografo latino Plauto morto nel II sec. a. C., riferimento poi
ripreso dal filosofo inglese Thomas Hobbes (1588-1679) per affermare
che l’uomo si lega all’altro non per amore ma per il timore
reciproco. Proprio nel Disagio Freud parla della civiltà come il
prezzo da pagare per essere più sicuri e protetti, il prezzo sarebbe
la repressioni degli istinti.
Lo
stesso studio dei sogni risale a molti secoli prima a partire dagli
antichi Egizi e dai Greci che ne fecero con Platone e Aristotele un
oggetto più scientifico.
Ho
fatto alcuni esempi che hanno colpito il mio interesse per mettere in
evidenza come ogni teoria abbia un retroterra culturale di esperienze
e di pensieri di altri uomini: nessuno crea qualcosa dal nulla, nel
caso di Freud c’è stata la genialità di mettere insieme e
guardare avanti per applicare la conoscenza alla cura.
Il
dopo Freud ha dato origine ad un dibattito che non si è mai spento,
le critiche sono innumerevoli e non sempre costruttive, ma chi ha
dato un parere interessante e utile all’evoluzione del pensiero
freudiano, è stato, secondo il mio modo di intendere la filosofia e
la modalità comunicativa dell’essere umano, lo psichiatra e
filosofo svizzero Ludwig Binswanger (1881-1966) inventore
dell’Antropoanalisi. Nota è la sua critica dell’homo natura
freudiano considerata un’idea, nel senso che è una costruzione
naturalistica. Binswanger riconosce l’importanza e il peso
dell’opera freudiana, ma critica l’impianto teorico dell’homo
natura, sostenendo che Freud considera l’uomo come un oggetto
passivo sotto il dominio degli istinti. Sappiamo come il padre della
Psicoanalisi consideri l’apparato psichico: costituito da Es
(l’inconscio) Io (la consapevolezza) e Super Io (il censore); dare
al desiderio il compito di spinta dal profondo dell’inconscio
equivale ridurre l’homo natura in un’unica prospettiva. Per
Binswanger l’uomo è molto di più, non è solo necessità da
soddisfare ma un essere-nel-mondo: questa sarebbe la differenza tra
visione naturalistica dell’uomo (homo natura) ed esistenza, tra
scienza naturale ed antropologia. Freud ridurrebbe così la relazione
tra molti con la relazione tra due: medico e paziente.
Essere-nel-mondo significa avere un progetto di esistenza che entra
in relazione con altri individui, perciò l’uomo, per Binswanger,
non si può vedere solo come dominato dagli istinti ma come un essere
in crescita dal punto di vista antropologico, proprio perché la
relazione con gli altri lo spinge a mettersi in gioco come persona.
Non solo corpo dominato da istinti, ma essere in crescita anche
grazie all’azione della cultura, dell’arte e della spiritualità:
pratiche dell’homo cultura.
Quando
si è in relazione con una persona da ricondurre alla tranquillità
dell’anima, una persona che deve comprendere e superare uno scoglio
della vita, si è in due, ma in realtà si è in molti, tutti quelli
che entrano in relazione con noi al di fuori di questo momento
specifico. A chi mi chiede cos’è la consulenza filosofica,
rispondo: per me è ascoltare chi mi sta di fronte nella piena
consapevolezza che questa persona con la quale sto parlando vive in
relazione con tante altre persone e che il suo progetto di vita si
incontra-scontra con quello di altri. Anche per questa ragione
l’esistenza diventa difficile, dobbiamo fare i conti con questi
“altri” e le loro richieste a volte pressanti e difficili da
soddisfare. Trovare un metodo personalizzato da applicare alle
singole richieste, alle diverse criticità nelle differenti epoche
della vita e far sì che questo metodo sia applicabile ad altre
circostanze della vita futura di chi mi chiede aiuto, è il mio
compito.
L’uomo
con le sue esperienze si racconta attraverso linguaggi differenti:
arte pittorica, poesia, musica e tante altre espressioni di
quell’interiorità che preme e vuole uscire allo scoperto. Bisogna
accoglierla, decodificarla e trovare la strada migliore per condurre
la migliore esistenza tra le possibilità che ci sono date.
Epicuro
sosteneva che la felicità si ottiene attraverso il piacere inteso
come assenza di dolore e turbamento e riguardo l'amore affermava che
l'unione amorosa va oltre l'unione fisica puntando al piacere
condiviso che ne giustifica l'esistenza. L'amore si manifesta amando
anche gli altri esseri, Epicuro infatti contestava
l'antropocentrismo, il suo pensiero era di conseguenza rivolto verso
una maggiore considerazione degli altri esseri viventi.
La
mia vita è alquanto monotona, casa e circolo ricreativo per gli
anziani, lavoro e circolo ricreativo tranne la Domenica che vado a
Messa. La Domenica è per me il giorno più bello della settimana
perché vado a Messa, ma non tanto per la Messa che in fondo non mi
interessa più di tanto, ci vado perché ci sono sempre andato, mia
mamma ci andava sempre e così per non mancarle di rispetto, anche
adesso che ho settant’anni e lei è morta da più di dieci,
continuo ad andarci. Però non è solo per questo motivo che mi piace
andare a Messa, il vero motivo è che in chiesa è l’unico posto
dove posso sedermi vicino a lei, una bella signora alta e distinta.
So dove abita, conosco anche il suo nome, Clelia, avrà circa
sessant’anni, so che è vedova e non ha figli, proprio come me,
cioè come me non ha figli, ma io non li ho perché non mi sono mai
sposato e non perché sono vedovo. Cosa vuoi, quando si arriva alla
mia età scapoli è difficile poi mettersi insieme a qualcuno, ma
questa volta credo proprio che se quella bella signora mi volesse mi
deciderei a fare il grande passo. Quando siamo lì, seduti uno vicino
all’altra mi sento proprio bene, aspetto sempre con ansia il
momento di scambiarsi un segno di pace per poterle stringere la mano,
per sentire la sua mano nella mia e guardarla negli occhi: mi sembra
di tornare ragazzino quando a Messa ci andavo per stare vicino alle
ragazze. Un giorno o l’altro le chiederò se posso accompagnarla a
casa, abita vicino a me, il portone dopo, ma è sempre così seria
che ho una paura matta che mi dica di no. Devo trovare una scusa
buona, non posso bruciare così la possibilità di conoscerla, mi
interessa troppo. L’occasione tanto aspettata potrebbe essere
giovedì prossimo, ci sarà la processione per la conclusione del
mese mariano, potrei chiederle di andarci insieme, in fondo
buongiorno e buonasera ce lo diciamo, che male ci sarebbe ad
invitarla alla processione? All’uscita dalla chiesa farò così, le
dirò: ”Anche lei andrà alla processione di Giovedì sera?” e se
mi risponderà di sì, potrei continuare dicendole: ”Che ne direbbe
se ci andassimo insieme?” e se mi dovesse rispondere ancora di sì
è fatta, la vado a prendere sotto casa con due lumi accesi, uno per
me e uno per lei e insieme potremmo passare tutta la serata fino a
quando poi la riaccompagnerei a casa. Finalmente arriva il giovedì
tanto atteso, sono pronto da due ore. Tutto pulito, sbarbato e
profumato e con il vestito buono, quello delle grandi occasioni,
ricordo che l’ultima volta l’indossai per il funerale del mio
padrone di casa, che classe, controllo gli ultimi dettagli. Mi
mancano solo i ceri e per questo mi reco da Gaspare, il mio
droghiere, penso l’ultimo rimasto. Mi mostra diversi tipi di
candele e lumini, ma io voglio due ceri, belli, lunghi e grossi, come
quelli del prete. Dopo insistenti richieste e ricerche scende in
magazzino dove ricorda che forse c’era rimasto qualcosa. Passano
alcuni minuti e lo vedo risalire sorridente dallo scantinato del
negozio con due bei ceri, come li volevo io, lunghi, belli e grossi,
hanno anche un profilo di rose rosse attorno, uno schianto. Gonfio
come un tacchino, intanto s’era fatta l’ora della messa, con i
due grossi ceri, uno per mano, mi avvio verso la chiesa.
-
Buona sera signor Tullio, cosa fa con quei due grossi ceri in mano?
-
Oh signora Clelia, che piacere, sto andando alla messa e ho pensato
di consumare queste candele
che conservavo in casa
da tanto tempo, non ricordavo neppure di averle, le ho trovate per
caso
-
Grazie. Se le fa piacere gliene posso dare una e poi andiamo insieme
alla processione
-
Grazie, ma non vorrei…
-
Ma scherza signora Clelia, per me sarebbe un grandissimo piacere
-
Se proprio insiste
Finita
la messa usciamo entrambi con i nostri bei ceri, tutti ci guardano e
ci invidiano, nessuno ha dei ceri tanto belli. Per tutta la
processione tra un canto e l’altro ci scambiamo occhiate eloquenti
e quando siamo sul finire, tutto in un fiato pronuncio la fatidica
frase
-
Signora Clelia, permette che l’accompagni a casa?
Schermendosi,
neppure tanto, accetta di buon grado. Giunto sotto casa timidamente
mi chiede se voglio salire a bere un caffè da lei, fingo di
guardare l’orologio
-
Sono già le dieci, non vorrei disturbare
-
Non si preoccupi, bambini che dormono non ne ho
Salgo colmo di speranze
e, beh, non ci crederete, ancora oggi che ho ottant’anni sono
ancora insieme alla mia bella signora e ci amiamo più che mai.
Dimenticavo, a Messa ci andiamo sempre, ma non tanto spesso come una
volta.