martedì 5 dicembre 2023

Lavoro: un diritto o una chimera?

 



Da qualche anno ormai viene utilizzato lo strumento del Tirocinio per aiutare i giovani e i soggetti delle categorie fragili a trovare od a rientrare nel mondo del lavoro. Un tempo si chiamava periodo di prova o apprendistato.

Così, diversi centri o uffici sono nati per promuovere l’occupazione ovvero contribuire al miglioramento delle condizioni economiche e sociali, e per favorire, si dice, l’incontro fra chi cerca e chi offre lavoro.

Ma è davvero così?

Numerose testimonianze ci narrano invece, sovente, di tirocini di formazione volti all’acquisizione di competenze specifiche e di tirocini di formazione volti all’ assunzione come un qualcosa di ingannevole e illusorio, i quali si trasformano in estenuanti percorsi che non portano a nulla di concreto per il giovane od il lavoratore in cerca di lavoro. Non solo le persone non vengono realmente aiutate a concretizzare il progetto con cui vengono reclutate e illuse, ma anzi il più delle volte, vengono addirittura utilizzate, più che altro,  come risorse sottopagate ( sono previsti infatti 500 euro in media al mese come rimborso spese ) da gestire a piacimento tra le varie aziende che partecipano ai progetti , presso le quali, con la scusa del tirocinio rinnovabile, vanno in realtà a rimpiazzare posti momentaneamente vacanti o a rinforzare reparti sotto staff.

Per quanto sia stato più volte segnalato l’utilizzo fraudolento del tirocinio ancora non vi è una normativa specifica o sufficiente a vera  tutela dello studente o del lavoratore che si trova così a percorrere un sentiero difficile e pieno di insidie dove, non solo non viene adeguatamente formato e valorizzato secondo i progetti proposti in fase di reclutamento, ma piuttosto appiattito su posizioni anche di basso profilo al solo scopo di soddisfare le esigenze momentanee dell’azienda o del soggetto ospitante  tali da sentirsi talvolta anche ricattati a dover accettare pur di non essere esclusi e avere così un minimo anche non garantito per sopravvivere.

G.B iscritta alle liste di collocamento mirato legge 68/99 del centro per l’impiego di una grande città del Nord si affida così speranzosa all’ufficio di mediazione lavoro del Comune d residenza.  A seguito di vicende personali si trova ad oltre 50 anni a dover cercare con urgenza un lavoro e a distanza di qualche anno dall’ultimo lavoro svolto che aveva lasciato per seguire i figli piccoli. Dopo una serie di colloqui dove viene stilato, tra l’altro, anche un nuovo curriculum vitae in maniera professionale, la informano di un percorso di tirocinio ad hoc perché possa trovare quanto prima la sua collocazione definitiva nel mondo del lavoro.

Invitata ad un primo colloquio presso un’azienda scopre nello stesso momento che il primo tirocinio è solo formativo in una posizione ovviamente inferiore alle competenze acquisite nella sua carriera professionale precedente. Vista la necessità non può che accettare di buon grado. Terminato il periodo formativo di tre mesi con riscontro positivo, apprende che l’azienda non fa assunzioni di alcun genere e vorrebbe giusto prorogare il tirocinio perché ha occorrenza di personale. L’ufficio preposto non autorizza la proroga del tirocinio ma le propone invece un nuovo tirocinio questa volta promettono a scopo assuntivo. Tutto bene se non fosse che passano oltre 5 mesi in attesa del nuovo colloquio e tirocinio che doveva essere invece imminente. Finalmente un giorno arriva il benedetto colloquio per il tirocinio da avviare a scopo assuntivo presso un’azienda disponibile, sempre di tre mesi ovviamente, in una posizione inferiore alle competenze precedenti o maturate, più un mese per la documentazione necessaria per formalizzare l’assunzione, le viene comunicato dalla responsabile. In caso di riscontro positivo seguirà dunque l’assunzione. G.B. si rincuora e seppur stremata dopo un anno di attese e promesse procede fiduciosa. Ma è andata davvero così? Vi chiederete curiosi.

Il riscontro positivo c’è anche questa volta ma il tirocinio viene inaspettatamente prolungato di altri tre mesi con motivazioni di procedure varie e scuse che offenderebbero l’intelligenza di chiunque. 

Perché dovrebbero assumere se possono avere un lavoratore a disposizione a circa 4 euro l’ora si domanda adesso sconfortata G.B. Forse stanno aspettando la decisione di rientro o meno di un dipendente dello stesso reparto per decidere se procedere all’ assunzione? Stava forse sostituendo un altro dipendente in malattia a sua insaputa? Può forse chiedere garanzie circa l’assunzione prospettata e i tempi previsti? O deve sottostare ad ogni proroga non concordata in precedenza in attesa che la sorte sia dalla sua parte?

Il riscontro è positivo e l’assunzione garantita, le assicurano, ma nel frattempo passano altri   due mesi : “ E sa...non dipende da noi…sono i tempi burocratici .. capita anche agli altri “.

Le percentuali di assunzione secondo i dati ufficiale della Regione parlano però chiaro e sono davvero molto basse.

“Se le va è così altrimenti ci faccia sapere…” avanti forse un altro povero illuso studente o lavoratore?

Ma forse è meglio domandarci se occorrono più Santi in Paradiso, augurandoci che G.B. ne abbia trovati e sia stata nel frattempo assunta veramente con contratto indeterminato, perché il lavoro torni ad essere un diritto garantito in una società civile e non una forma ben architettata di sfruttamento o una semplice chimera. (tutti i diritti riservati@)

Antonella Massa, poetessa e scrittrice

 

 

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