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mercoledì 27 maggio 2026

Pregiudizio su pregiudizi

 


Cosa sono i pregiudizi, se non giudizi formulati in maniera affrettata per dare ordine ai nostri pensieri e gestire le nostre emozioni? Si tratta di atteggiamenti positivi o negativi, che noi abbiamo nei confronti delle persone o dei gruppi sociali.

È naturale che la nostra mente ragioni anche per pregiudizi. Non siamo dei computer che elaborano centinaia di informazioni al secondo riuscendo a prendere la decisione più logica. E, come sappiamo, nemmeno l’intelligenza artificiale elabora informazioni in maniera sempre perfetta. Figuriamoci l'essere umano, che di solito mette in campo euristiche nel momento in cui si trova a brancolare nella moltitudine di stimoli che lo colpiscono di continuo e in mezzo ai quali deve districarsi per condurre la sua vita.

Le euristiche, per intenderci, sono strategie mentali messe in atto quando dobbiamo prendere delle decisioni, a volte su questioni minute, altre volte più importanti, e rappresentano una sorta di faro. In base all'esperienza o alla disponibilità in memoria delle informazioni che ci servono o anche in base a quanto ciò che abbiamo davanti rappresenta o simula situazioni note, in base a tutto ciò noi non rimaniamo paralizzati e portiamo avanti le nostre scelte. È ovvio che le euristiche, in quanto scorciatoie mentali, ci guidano, spesso in automatico. Faccio un esempio: se vedo un uomo vestito elegantemente e con una ventiquattrore in mano e mi chiedono se è più probabile che quest'uomo sia un imbianchino piuttosto che un avvocato, propenderò per la seconda possibilità. Razionalmente, poiché le alternative sono due (imbianchino piuttosto che avvocato), c’è il cinquanta per cento di probabilità che quell’uomo sia imbianchino e il cinquanta per cento avvocato. Ma è inevitabile che l’aspetto ci condizioni, almeno in prima battuta. L'euristica ci consente di decidere la probabilità di un evento in base a quanto quell'evento è rappresentativo di una categoria. Questo, se ci pensate bene, ci guida ma genera anche pregiudizio. Il rischio di sbagliare nelle nostre valutazioni è sempre dietro l'angolo. Ma, come si dice, vivere comporta anche sbagliare. Spesso arriviamo a conclusioni affrettate nell'esprimere i nostri giudizi o nel prendere le nostre decisioni. E se questo può essere innocuo in tanti casi, in taluni altri può essere un boomerang, qualcosa che ci si ritorce contro oppure che può danneggiare gli altri.

In definitiva, la nostra mente, per gestire miliardi di informazioni, semplifica e va avanti nei propri ragionamenti, anche errando. Mente chi dice di non avere pregiudizi perché è qualcosa di connaturato alla mente umana. Se su qualcuno o su determinate categorie sociali abbiamo delle esperienze di un certo tipo, dirette oppure indirette per tramite degli altri, è inevitabile che di fronte a una nuova esperienza, simile alla precedente, tendiamo ad applicare le etichette e le categorie che abbiamo già immagazzinato. Fa parte proprio di un meccanismo di risparmio di risorse mentali. Ecco, non bisogna avere, a mio avviso, il pregiudizio verso il pregiudizio, primo perché non è qualcosa che possiamo del tutto controllare - e ricordiamo che noi siamo anche fortemente condizionati dalle nostre emozioni più profonde - e in secondo luogo perché il pregiudizio può essere un punto di partenza. La cosa davvero importante è quella di provare a essere lucidi e il più possibile onesti con se stessi ovvero lavorare sulla nostra autoconsapevolezza, per fermarci là dove i nostri atteggiamenti possono danneggiare qualcuno o qualcosa. Essere autoconsapevoli significa rendersi conto, ad esempio, che abbiamo formulato un giudizio su qualcuno perché abbiamo assorbito categorie del nostro contesto o perché abbiamo avuto delle esperienze in precedenza. Dobbiamo provare a essere aperti mentalmente, disponibili a mettere in discussione i nostri pregiudizi, che ripeto costellano di continuo la nostra giornata. Più siamo disposti a mettere in discussione le nostre valutazioni, più potremmo utilizzare i nostri pregiudizi come punto di partenza per scoprire se quel giudizio formulato anzitempo è fondato oppure se è solo una barriera mentale che va assolutamente superata per aprirsi a una conoscenza autentica e più profonda.

Eleonora Castellano

Docente di Filosofia e Scienze Umane (@tutti i diritti riservati)

mercoledì 8 ottobre 2025

Amore e Psiche

 


Sono molti i motivi che spingono milioni di persone a visitare tutti gli anni il celebre museo del Louvre di Parigi. E tante sono le opere di artisti italiani che risplendono al suo interno e gli donano una luce immortale. Tra queste, una delle più sublimi e ammirate è la scultura "Amore e Psiche" di Antonio Canova



Amore e Psiche sono i protagonisti della storia narrata da Apuleio all'interno dell’opera “Le Metamorfosi”, ed è a loro che Canova si è ispirato.

Le due figure mitiche sono scolpite nel marmo eppure appaiono così vivide e calde da suscitare una sorta di pudore in chi le osserva. L'abbraccio avvolgente, i corpi intrecciati e perfetti, la tensione verso un bacio che sta per esserci ma non c'è ancora. Questa, a mio parere, è una delle opere più sensuali mai realizzate. L'ho sempre ammirata con atteggiamento estatico. Mi conquista l'estetica classica e perfettamente armonica, che richiama un'altra armonia, che è fonte di ispirazione e che dovrebbe essere più spesso meta del farsi umano. Meta non solo di ogni storia di vero amore, ma anche di ogni vicenda che coinvolge l'umanità, che è assetata di emozioni, di istinto, ma anche di razionalità. Una razionalità che non è fredda logica calcolatrice. La vera e autentica razionalità dell'anima è quella che nel suo percorso cerca il buono, il giusto, il bello. Il bene. E il bene è sempre frutto di un'integrazione. 

Quella di Amore (conosciuto anche come Eros) e Psiche (o anima, in greco) è dunque una meravigliosa storia d'amore, forse la più grande. L'una senza l'altro non può esistere.

La favola di Amore e Psiche - val la pena di ricordarlo - racconta l'amore tra il dio Eros e la mortale Psiche, che supera le prove di Venere per ritornare dal suo amato, diventando poi immortale essa stessa. Sul finale, Amore salva, con un bacio, Psiche da un sonno profondo. Ed è questo momento magico che il Canova immortala: il bacio che sta per scattare, la redenzione, la pace, l'unione dopo la tempesta. 

Dal punto di vista psicologico, Amore e Psiche simboleggiano l'unione tra l'istinto e la razionalità, e tracciano il cammino di crescita interiore, di evoluzione, e la lotta per raggiungere un equilibrio tra le diverse parti.

L'amore, inteso in senso universale, senza etichette e senza pregiudizi, è il motore che spinge a trasformarsi, a conoscersi, che rende consapevoli di sé, dell'altro e inaugura la guarigione. La guarigione del mondo.

Eleonora Castellano, docente e psicologa @tutti i diritti riservati - ottobre 2025



Piccoli passi per realizzare un progetto

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