Prendendo spunto dalla famosa frase “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” di Antoine Laurent de Lavoisier, chimico, biologo e filosofo francese del XVIII secolo mi sento di poter dire che la morte è il passaggio da uno stato dinamico ad uno statico per poi subito ripassare ad un altro dinamico di diversa specie. Si può dire che la morte di un essere vivente sia un attimo: lo stato più breve nel ciclo della vita.
vita ----------morte----------vita
Prendiamo ad esempio la morte di un qualsiasi essere vivente, già nel momento stesso che il cuore smette di battere inizia un processo di decomposizione dal quale si forme
ranno diverse forme di vita differenti dalla materia dalla quale hanno avuto origine. Con ciò non intendo affermare la credenza della metempsicosi che è un processo alla cui base c’è una forma di spiritualità oltre quella fisica, (alla morte lo spirito trasmigra in un altro essere vivente che a seconda delle credenze può anche essere di una qualunque altra specie), bensì una trasformazione esclusivamente materiale.
Da un certo punto di vista potrebbe anche sembrare lusinghiero pensare che la nostra dipartita possa essere di ausilio alla formazione di un’altra esistenza anche se diversa da noi, ma per la maggior parte è molto più rasserenante pensare ad una vita ultraterrena.
Max Bonfanti, filosofo analista @Tutti i diritti riservati
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