Cala il sipario sulla XXXVIII edizione del
Salone del Libro di Torino 2026
“Il mondo salvato dai ragazzini”. E’ stato il tema fondante del Salone del Libro di Torino 2026, tra arte, cinema, sport, editoria, informazione, leggerezza, romanzi di vita, saggi e tanto altro. Un grande successo di pubblico che ha visto 254.000 visitatori, con 23.000 presenze in più rispetto allo scorso anno e una crescita di pubblico Under 35. Numeri che parlano chiaro di un interesse culturale che lievita di anno in anno in maniera esponenziale. E poi c’è il cuore, la parte emozionale, i sentimenti che accompagnano romanticamente lo sfogliar delle pagine racchiuse in volumi che magari fanno parte di giovani scrittori - autori neofiti - i quali si approcciano alla letteratura per la prima volta e in cui stride quella forma stereotipata di dire e pensarla come una “Fatica letteraria”. Non può esserci fatica letteraria quando tu cominci a scrivere il tuo primo libro con l’entusiasmo di chi inizia a sognare di presentarlo magari in un piccolo stand di quello che per antonomasia viene definito come il luogo dell’editoria grande e piccola, della cultura esposta, offerta a tutti e senza alcuna riserva di diversità dei popoli, delle religioni, delle tendenze politiche e sociali. E’ la letteratura che unisce, abbraccia, che ti fa riflettere nell’importanza concreta della pace senza alcun effetto romantico, ma con tanta forza di convincimento nel valore della fratellanza. E tra quegli stand c’è pure il firma copie di autori giovani e altri affermati, che sognano e non capiscono ancora, nonostante il frastuono indescrivibile prodotto dalla fiumana dei visitatori, se sono desti o se ancora vivono il loro sogno ad occhi aperti. E’ quello che ho percepito negli occhi e nell’anima di chi orgogliosamente ha visto acquistare o anche solo sfogliare con interesse e curiosità la propria creatura letteraria esposta sui banchi degli stand. E’ veramente bello tutto ciò! Sì, è bello perché ti gratifica, non certo dal punto di vista economico – commerciale, ma per quel senso carezzevole che è dato dall’arrivare con orgoglio là dove hai sempre sperato, sognato. E poi artisti, cantanti, illustri personaggi della letteratura, della televisione, del teatro, della musica, dello sport e di tutti i campi dell’arte internazionale, si sono avvicendati in cinque giorni carichi di un entusiasmo che si rinnova nell’interesse della lettura. Eppure c’è ancora qualcuno che, nonostante questo successo annuale del Salone del Libro di Torino riesce ancora a minimizzarne l’importanza, quasi a volere porre lo squallido accento, in forma prosaica, sull’esclusivo punto di interessi economici, in cui ogni editore, pur con tutta la voglia di vendere, presenta di tutto senza selezionare libri e autori di ottima qualità letteraria. Personalmente mi dissocio da questo pensiero disfattista, capace di porre barriere a nuovi ed entusiasti giovani autori che muovono i primi passi nel campo letterario e hanno bisogno di essere aiutati a diventare importanti firme del futuro. In tutti c’è uno stile di scrittura da rispettare, ma, soprattutto, c’è l’anima, la passione, il convincimento che attraverso il proprio comporre storie, romanzi, saggi e tanto altro, si produce una relazione, un contatto fatto di empatia con il lettore, chiunque esso sia. E allora bimbi, ragazzi, giovani, diversamente giovani di ogni età, cultura e colore della pelle, sono stati attratti dagli autori che hanno qualcosa da dirci, da proporci, da rendere interessante. Ecco, credo proprio che questo sia il messaggio universale dato dal Salone del Libro di Torino che resta la voce di ogni genere letterario, il quale tende a unire i popoli e mai disgregarli. La pace, in fondo, è data dal pensiero filosofico che tutto avviene tramite la riflessione di vita, il cui apporto viene dato dall’anima di chi scrive e trasmette a chi legge.
Salvino Cavallaro

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