sabato 28 giugno 2025

Intervista al Dott. Piergiorgio Mangialardi, presidente di AllegroItalia

 


Bastano poche parole per entrare subito in empatia con lui. Garbato, gentile, sempre positivo, il
Dott. Piergiorgio Mangialardi è una persona piacevole da intervistare perché emana allegria. Nelle sue priorità c’è la soddisfazione del cliente che in qualsiasi struttura di AllegroItalia deve trovare allegria. Il Gruppo conta 250 collaboratori e strutture diverse in Italia e all’ester.  Per conoscerlo meglio e intervistarlo ci siamo recati a Trabia in provincia di Palermo nel giorno del suo compleanno, proprio in quella che lui stesso definisce una nuova, vera scommessa progettuale: la struttura di Torre Artale. Ed è davvero piacevole come il suo sentire nel campo delle relazioni umane, si metta subito in evidenza quando a tavola, per festeggiare il suo compleanno, riesca ad accomunare amici, conoscenti e persone viste da poco, assieme ai suoi affetti più cari. Tutti insieme, si mangia e si beve, si festeggia in suo onore tra le note e la voce di Valerio Liboni, l’ex batterista dei Nuovi Angeli che ha scrittoo una fetta di storia della più importante musica italiana. E prima di essere invitati al suo tavolo, abbiamo pensato di conoscerlo meglio e fargli questa lunga ed esaustiva intervista.

Presidente Mangialardi, buonasera. Ci parli di lei.

Mi chiamo Piergiorgio Mangialardi e sono il fondatore di una piccola catena italiana che si chiama “AllegroItalia”, sintesi perfetta delle tre “A” per significare Allegria, Arte e Amore, proprio come filosofia di vita.”

Lei ha tutta una serie di investimenti fatti nel mondo, tra cui in Mongolia. Ne vogliamo parlare?

Noi di AllegroItalia gestiamo alberghi in Italia da dodici anni, e prima del covid abbiamo gestito un albergo anche in Cina. Così abbiamo intessuto tutta una serie di relazioni con il mondo asiatico, aprendo una serie di collegamenti atti a espandere i nostri progetti. Come le dicevo pocanzi, dopo il covid, quando si è potuto ritornare in Cina, abbiamo riallacciato i rapporti conoscendo un ricchissimo signore della Mongolia, proprietario di una miniera d’oro importante, il quale ha costruito un Resort nel Nord della Mongolia. Il suo obiettivo era di cercare una compagnia alberghiera piccola per dargli una mano a gestire la sua struttura composta da quaranta ville sul bordo del lago ad un’altezza di 1.700 metri, a circa 200 Km dalla Russia. E’ stata un’esperienza davvero divertente.”

E adesso, come nasce l’idea di investire anche a Trabia, in una vecchia tenuta sopra Palermo?

Da pochissimo siamo arrivati a Torre Artale, che è un Borgo Albergo realizzato trent’anni fa con origini storiche molto profonde. I Marchesi Artale, infatti, avevano costruito una grande masseria già nel 1700, ed erano proprietari di circa tremila ettari di terreno, dove si coltivavano olive, frumento, vino, si seguivano nella crescita e nello sviluppo gli animali e tanto altro. Negli anni ’90, questo grande borgo è diventato un albergo a quattro stelle, con 130 camere, ampi spazi ricettivi sia per cene che per eventi e ospitalità di vario tipo. Inoltre, c’è un grande centro sportivo con una piscina olimpionica che, attualmente, è l’unica piscina olimpica funzionante in provincia di Palermo. Abbiamo anche campi da Beach Volley, da tennis, da calcio a 5 e a 7. E poi tanto altro per soddisfare le più disparate discipline sportive in un terreno che si estende per venti ettari, comprensivi di tutta la struttura. Stiamo parlando di qualcosa come 200 mila metri quadri di ampiezza totale tra giardini e spazi aperti. Adesso stiamo anche realizzando un giardino di erbe officinali, con anche la fungaia e i micro green che sono piccole carote, le quali permettono una cucina a centimetro zero. Avremo dunque un orto che produrrà a sufficienza la nostra cucina.”

Dottor Mangialardi, mi pare di leggere in lei, oltre la qualità del grande manager di settore, anche un particolare entusiasmo per il suo lavoro. E’ così?

In effetti è così. L’entusiasmo è la prima molla che produce vitalità e il piacere di stare con il pubblico, di gestire i collaboratori, di insegnargli la strada giusta per un’ospitalità allegra, entusiasmante, coinvolgente nel tentativo di creare degli alberghi e dei luoghi di ritrovo che possano essere più belli di altri. Tutto ciò, penso sia fondamentale per creare un’armonia ideale in un ambiente adatto a vivere bene.”

E’ vero che, tra le altre innumerevoli cose, lei cura molto l’empatia con le persone?

Mi piace stare con le persone a tutti i livelli sociali, perché penso che tutti possano darti qualcosa e avere anche voglia di dialogare, creando l’armonia attraverso le relazioni. E poi, specie in Sicilia, le persone sono molto aperte, entusiaste della vita, sorridenti, e quindi espansive con un’ospitalità coinvolgente.”

Infine, Dottor Mangialardi, quali sono i prossimi progetti da realizzare, in particolare per questa bellissima struttura di Trabia?

Per questo Albergo di Trabia – Torre Artale – stiamo sviluppando tutta una serie di partnership, di collaborazioni con associazioni culturali, sportive e con tanti artisti. Per cui l’invito e l’apertura è quella di proporci di cose da fare insieme per riempire questo grande contenitore che è Torre Artale e inventarci tante attività. Per farle un esempio, con il maestro Valerio Liboni stiamo programmando per l’estate prossima, di fare un campus estivo per ragazzi e insegnare loro a cantare e recitare, fino a diventare showman. Questa è un’iniziativa che ci piace molto e vorremmo replicare anche con altre idee e associazioni che abbiano intenzione di collaborare con noi.”

Dunque, l’appuntamento è per il prossimo futuro, quando potremo fare informazione su questo meraviglioso progetto del Dottor Piergiorgio Mangialardi e della sua Torre Artale, che a noi è parsa davvero come l’oasi del silenzio e dello star bene dal punto di vista fisico e psicologico!

Salvino Cavallaro

giovedì 26 giugno 2025

Favole moderne: Amor di condominio

 


C’era una volta un piccolo e grazioso condominio abitato da pochi condomini. La pace regnava tra loro come in una piccola grande famiglia, ognuno viveva nel suo piccolo appartamento ed ognuno aveva, oltre la cantina, anche uno spazioso solaio. In questo piccolo e grazioso condominio c’era anche un piccolo cortile, diversi piccoli spazi comuni per lo più inutilizzati o, per meglio dire, utilizzati non al meglio. Un giorno qualcuno ebbe la fertile idea di sfruttare questi spazi comuni, magari acquistandoli e tutti ci avrebbero guadagnato, chi più chi meno e se non altro il decoro della casa  non si sarebbe più macchiato con ricettacoli di brutture. A dire il vero, anche se qualcuno ne rivendicava la paternità, l’idea non era poi così tanto nuova, se ne era parlato più volte, anche durante l’ultima assemblea condominiale. I progetti mentali non si contavano e l’immaginario condominiale si popolò d’ogni sorta di riconversioni d’uso.

Qualcuno si offrì persino di ripulire a proprie spese il locale dove prima c’era una caldaia ed ora adibito, col silenzio assenso di tutti, a deposito di masserizie per la discarica, a parte qualche bicicletta che comunque non avrebbe perso il suo diritto al parcheggio. L’unica cosa che il nostro amico chiedeva in cambio era il consenso di poterlo usare qualche ora alla settimana per fare ginnastica sottolineando che, badate bene, in qualunque momento il luogo sarebbe sempre stato aperto a tutti i condomini, ma, come nelle favole c’è sempre un ma, sebbene l’offerta fosse allettante più per gli altri che per il richiedente, iniziarono a sorgere le prime complicazioni; qualcuno, dall’indiscutibile rettitudine, fece notare che l’uso del locale caldaia andava formalizzato in sede assembleare e la tanto odiata burocrazia non  poteva venire  esclusa tout courtDura lex, sed lex

Purtroppo per passare dall’idea all’atto il passo non sempre è facile né breve, soprattutto quando le idee non sono sufficientemente chiare e l’interesse comune, surrettiziamente, tende a cedere il posto ad interessi più individuali che collettivi.

L’idea di indire un’assemblea straordinaria improntata ad una maggior chiarezza e legalità, iniziava ad aleggiare. Nel giro di pochi giorni iniziò un frenetico scambio di mail dove ognuno diceva la sua e proponeva di acquistare spazi comuni e vendere o scambiare la propria cantina o solaio. I condomini maggiormente interessati ne parlarono tra loro diverse volte e ci fu qualcuno che si offrì di far valutare i suddetti spazi comuni, conditio sine qua non per passare all’atto.  Bene, un po’ di brio non guasta mai, verrebbe da dire, peccato però che la solita natura umana si frapponga sempre tra i buoni propositi e la loro realizzazione. E quando le transazioni parevano essere lì, a portata di mano, con lo stupore di tutti, i toni salirono travalicando le buone intenzioni originarie. Nessuno voleva giustamente perderci e forse qualcuno voleva guadagnarci più dell’altro, sta di fatto che la bella idea, all’inizio voluta  da tutti, come per incanto, iniziò il suo, questa volta meno difficile, cammino verso i rigogliosi pascoli dell’oblio. 

Max Bonfanti, filosofo analista


martedì 24 giugno 2025

Come realizzare i nostri progetti

 


I piccoli e i grandi progetti dell’esistenza hanno bisogno di una buona elaborazione per essere realizzati. Teniamo conto che progettare è l’attività peculiare dell’essere umano, è un’attività che sviluppa l’intelligenza e testimonia il nostro desiderio di vivere. A volte le idee ci frullano disordinatamente nella mente creandoci uno stato d’ansia e di insoddisfazione difficilmente gestibile perché non sappiamo se riusciremo mai a realizzarle. Quale strada percorrere per raggiungere l’obbiettivo, eliminare il disagio e avvicinarci alla felicità?

È necessario partire da progetti piccoli e di facile realizzazione come ad esempio assecondare il nostro desidero di dare un nuovo ordine al contenuto degli armadietti della cucina. 

- Se voglio un nuovo ordine vuol dire che quello attuale non mi soddisfa, perciò le idee nuove le scriverò su un quaderno

- Successivamente tra le idee che andrò ad appuntarmi farò delle scelte: quali tenere e quale cestinare

- Quando avrò deciso il nuovo ordine sarà il momento per iniziare i lavori

- Prima di svuotare gli armadietti devo trovare un piano d’appoggio provvisorio che non ostacoli i movimenti in casa   

- Ora potrò realizzare il mio progetto sicura della buona riuscita

Questo procedimento applicato ad una situazione molto semplice e non di difficile realizzazione ci dà il metodo, poi possiamo applicarlo a tutti i progetti della nostra vita anche i più ambiziosi. Se ad un certo punto dovesse intervenire nel nostro lavoro un atto creativo, quello non è soggetto a regole e lasciamo pure che si esprima. Lasciamolo venire alla luce così la felicità sarà completa! 

Maria Giovanna Farina

lunedì 23 giugno 2025

Conosciamo le nostre mancanze?

 


“Sapere di non sapere è sapere”. Possiamo considerare questa famosa frase di Socrate come il punto di partenza della ricerca di sé. Per ri-trovare se stessi è auspicabile iniziare il viaggio con questo presupposto. “Sapere di non sapere” significa essere consapevoli delle proprie mancanze e incapacità, questa ri-cerca può apparire una banalità, al contrario è meno facile di quanto si possa credere. Per orgoglio a volte non si vogliono prendere in considerazione le proprie carenze: “Io non sono capace di …, Io non sono in grado di…” sono affermazioni difficili da ammettere a se stessi, figuriamoci agli altri. La consapevolezza della propria ignoranza, per parafrasare Socrate, diventa anche il primo obiettivo di chi vuole conoscere se stesso. È un’operazione semplice e complicata allo stesso tempo e richiede un po’ di umiltà. Dobbiamo lasciar uscire il nostro essere dall’arroccamento di una chiusura troppo difensiva che ci offre una sola visione del reale, per abbracciare, al contrario, delle possibilità alternative. La ricerca della consapevolezza della propria incapacità vuol dire scoprire ad esempio che non siamo in grado di comprendere le esigenze altrui e di conseguenza non riusciamo ad instaurare buone relazioni. Non capiamo ad esempio nostra moglie o nostro marito. Perché siamo incapaci? Forse non sappiamo ascoltare, forse ascoltiamo solo quello che vogliamo udire e non quello che realmente ci viene comunicato. Forse ascoltiamo solo quello che ci conviene. Se siamo disposti a compiere questo primo passo, possiamo partire alla ricerca e alla scoperta di strumenti utili: il mio interlocutore è di fronte a me, lo osservo, confronto il suo linguaggio verbale con quello non verbale……. E così mi incammino verso l’altro. 

Maria Giovanna Farina

venerdì 13 giugno 2025

Maria Stefania Caruso, cantautrice, interprete, vocal coach

 

Olio Vecchio” è il suo nuovo brano.


Il suo curriculum davvero interessante, ci presenta una figura dal profilo culturale che fa della musica la sua continua materia di studio.
Maria Stefania Caruso è insegnante di canto presso la Scuola Musicale dell’Ass. Centro Formazione Musica 

Vibes, convenzionato con il conservatorio “A. Corelli di Messina”. Impegnata in ricerca vocale, interprete e autrice della rappresentazione teatrale “Sicilian Artistic Voice….Viaggio attraverso un sentimento” dalla quale sono nati i due inediti “Vincenzo figghiu mia” e “Olio vecchio”.

Ecco - “Olio Vecchio” - è il nuovo brano di Stefania Caruso che è uscito il 10 giugno scorso e si può ascoltare in tutte le piattaforme digitali. E’ un omaggio alla musica autentica, frutto di passione e sinergia artistica.

Ho la fortuna di collaborare con Artisti con la A maiuscola e, soprattutto, dal cuore nobile” dice Stefania Caruso, sottolineando l’importanza dell’empatia e dell’ascolto creativo che hanno accompagnato la nascita del brano.


Olio Vecchio” si preannuncia come un viaggio musicale denso e viscerale, arricchito dal suono caldo e tagliente delle chitarre di Nino Milia, punto di riferimento artistico per la Caruso, e da una sezione elettronica eterea e multidimensionale, curata da Marco Corrao, musicista e cantautore tra i più sensibili del panorama indipendente.

Olio vecchio” non è solo una nuova canzone, ma il risultato di una visione artistica che nasce dalla Sicilia e parla con voce universale, tra sonorità mediterranee e contemporanee, passione e professionalità, cuore e ricerca musicale. Con questo nuovo singolo, Stefania Caruso prosegue il suo progetto “Sicilian Artistic Voice….Viaggio attraverso un sentimento”, guardando avanti verso il cantautorato italiano, riconoscendosi artista sensibile e attenta alla qualità delle collaborazioni. L’uscita del brano si prospetta come un altro passo significativo verso un percorso professionale che punta dritto all’anima.

Salvino Cavallaro

sabato 31 maggio 2025

“Sole, mare e vento” il brano della musicista cantautrice Leda Battisti

 


Con questo singolo uscito lo scorso 27 maggio, la cantante musicista e cantautrice reatina di nascita,
Leda Battisti, ha voluto omaggiare la Puglia e, in particolare, quella terra del Salento che le è rimasta nel cuore non solo per la sublimità del suo meraviglioso paesaggio, ma anche per il calore e l’ospitalità della gente. E’ il risultato di una empatia che si è creata durante una tournée nelle varie province della Puglia che ha enfatizzato il rapporto umano con le persone capaci di esprimere amicizia e sentimenti profondi. E’ la caratteristica personale di Leda Battisti che soprattutto attraverso i suoi testi ci conduce per mano in un mondo fatto di poesia, quasi fosse la chiave per vedere il mondo con gli occhi di chi, nonostante tutto, ama la vita, la natura, i tramonti, il sole, il mare e il vento, come meravigliosi momenti che servono da terapia nel ritrovarsi nella propria interiorità. Detto questo, ascoltiamo Leda Battisti in questa bellissima intervista piena di umanità e scopriamo insieme attraverso le sue parole la sensibilità che si manifesta attraverso l’estrinsecazione della sua anima di cantautrice, che fa della musica e dei suoi testi il meraviglioso mezzo per arrivare al cuore di ognuno di noi.

Leda, come nasce l’idea di scrivere parole e musica di “Sole, mare e vento”.

Ho scritto questa canzone in un momento buio della mia vita. E’ una sorta di rinascita che si evidenzia nel desiderio di ritornare alle origini nelle sonorità mediterranee e anche nelle vocalità molto riconoscibile delle mie caratteristiche melodiche. E poi perché mi piaceva la sonorità, visto che scrivo le mie canzoni componendo prima la musica, ci metto una sorta di finto inglese e poi metto il testo in italiano. In questo caso le parole davano questa assonanza piacevole che si riflettevano su quanto avevo provato nella mia vacanza in Salento, un periodo che mi ha rigenerato dal punto di vista psicologico. Il profumo del mare, i colori, il cielo terso, il blu che ti fa guardare il cielo e ti fa dire quanta fortuna abbiamo di vivere, ecco, tutte queste cose mi hanno incantato e creato una sorta di magia tale da scrivere un pezzo attraverso una musica che ha sempre qualcosa di immaginifico. Ho sempre creduto in tutto ciò. E quindi questo amore che ti travolge e ti fa rinascere come la fenice dalle sue ceneri, rappresentava l’idea della mia creazione musicale. E quindi il sole che ti accarezza, il mare canta e il vento danza con le onde”.

Questo singolo che appare subito piacevole e brioso dal punto di vista musicale, ha forti radici di raffinatezza sentimentale nell’interpretazione della tua voce che risulta molto chiara e limpida nelle tonalità. Hai dovuto fare molte prove prima di arrivare a questo risultato?

No, io sono una che va molto a braccio. Come si dice “Buona la prima”. Quando vado nel mio studio di Recording, di solito la prima traccia è quella istintiva, quella in cui sento che è venuta meglio e quindi mi rivedo. Devo anche dirti che assieme al mio produttore Andrea Battaglia abbiamo optato insieme di non ricorrere all’aiuto dell’Autotune Antares, così come si usa fare oggi in tante sale di registrazione. Sono una musicista diplomata in chitarra classica e mi piace cantare accompagnandomi anche dal vivo con la mia chitarra. Come si dice: “Me la canto e me la suono da sola”. Per me è come ritornare al passato, non certo in maniera retorica, ma più semplicemente per un fatto di purezza e senza alcun metodo artefatto. E’ un po' come rivivere il grande periodo dei Led Zeppelin, i Pink Floyd e altri artisti dal passato musicale storico. Quello che sento in giro dal punto di vista canoro e musicale, mi sembra molto omologato. Con questo non voglio creare nessuna polemica, tuttavia, opto sempre per un tipo di musica tra virgolette “vera”.

Leda, con questo brano torni a cavalcare l’onda sonora mediterranea nello stile del tuo primo periodo artistico. Cos’è che ti ha spinta a questo ritorno professionale?

E’ dato dal fatto che avevo fatto diversi concerti in tutta Italia con chitarra e voce che mi portava al ritorno verso l’originalità attraverso la purezza della musica, senza evanescenti orpelli. E quindi quale occasione migliore di inserire questa tecnica nel mio primo disco? Il risultato è stato positivo, anche perché quando sentivo il mio pezzo trasmesso dalle radio, dai social e quant’altro è stato come una grossa emozione nel pensiero di buttarsi e crederci. E poi questo singolo ha un grande valore affettivo per me, in quanto dopo la perdita di mio papà è stato significativo del suo ricordo nei momenti che si sono focalizzati nel suo seguirmi sempre nel mio percorso artistico. Una figura affettiva che mi manca moltissimo e so che da lassù il mio Papi mi segue e mi è vicino. Per me questo disco rappresenta una forma di esorcizzazione verso la mia autostima, ritornando a promuovere un disco senza l’ausilio di promozioni costosi e vari progetti. Dentro questo singolo ci sono io, c’è la mia anima, c’è il mio momento di vita, c’è mio Papà”. A questo proposito ricordo che il mio “Sole, mare e vento” si può trovare in tutte le piattaforme digitali e chi ha il piacere di seguirmi lo può fare anche sulla mia pagina Facebook Lena Battisti Official, sul mio sito www.lena battisti.com e ancora su Spotify e Youtube”.

Per finire, Leda. Ma chi è veramente Leda Battisti, cantante, compositrice, ma soprattutto donna.

In questo momento mi è davvero difficile rispondere a questa domanda che la ritengo molto profonda e intelligentissima. Penso che la vita sia come un romanzo pieno di pagine e in questo momento per me sia importante rinascere e uscire da questa situazione molto dolorosa. Quindi, in questo preciso momento, Leda è una donna che vuole riguardare alla vita come sole e vento, con quello sguardo al mare e a quell’orizzonte che è iconico di mistero ma anche di tanta poesia che ti riporta alla vita”.

Salvino Cavallaro, giornalista 

Salvino Cavallaro


mercoledì 19 marzo 2025

Il grande dono della piccola Milly

 




il 7 ottobre 2024, la mia piccola Milly se ne è andata per sempre dopo una malattia, il cancro, che per fortuna non l'ha fatta soffrire: solo un po' dimagrita e indebolita. Se ne è andata in un secondo dopo aver fatto le feste come ogni mattina: non è ciò che desideriamo per chi amiamo? Sia esso un essere umano o un animale da compagnia speriamo che il passaggio avvenga senza sofferenza. L'amore, il vero amore, dovrebbe essere volere il bene dell'altro. Non nascondo di aver pensato: “Come faccio? Come posso sopportare la sua assenza? Non voglio più soffrire”. L'egoismo si è fatto vivo, inutile nascondere questo aspetto di noi, soffrire per una perdita è straziante e più l'amore è stato grande più sarà difficile elaborare il lutto. Come ci ha insegnato Sigmund Freud, che tra l'altro amava i cani e la sua ultima cagnolina Sophie gli è stata vicina fino alla fine della sua vita anche sotto la scrivania durante gli incontri con i pazienti, dobbiamo
elaborare il lutto. Questo difficile e doloroso passaggio consiste in tre fasi: la fase di diniego in cui si rifiuta la realtà della perdita e si cerca di continuare a fare le stesse cose come se chi abbiamo perduto sia ancora qui, la fase di accettazione nella quale viene ammessa la perdita e la fase di distacco con la capacità di poter investire su altre persone, animali, interessi o attività. È un percorso obbligato se vogliamo superare il dolore e mantenerci in salute nel corpo e nella mente e poi verrà il giorno che un nuovo animale entrerà nella nostra vita senza per questo scordare l'animaletto che abbiamo perduto. I canili sono colmi di amici a quatto zampe che esseri umani spregevoli hanno abbandonato e noi con un atto d'amore dobbiamo adottare.

Ciò che in questi momenti tristi mi risuona in testa sono le parole di papa Francesco che critica chi ama cani e gatti e non mette al mondo bambini. La Chiesa si è premurata di dire che non bisogna distorcere le parole del Pontefice perché Lui mette al centro l'uomo poi vien tutto il resto. Credo invece che il tutto sia collegato e che l'amore non conosca confini se non quelli che noi gli diamo. La mia esperienza di oltre quarant'anni di vita con un cane mi ha insegnato che ci sono famiglie felici con figli e con un amico a quatto zampe amato come uno di casa; i cani non sono il sostituto di nessuno, occupano il loro posto nella nostra vita che è solo il loro. Sono innocenti, fedeli e amorevoli esseri che per chi crede ha creato Dio e per chi non crede sono un grande dono della Natura. Benedetto XVI mi capirebbe visto che amava e viveva con i gatti prima di salire al Soglio di Pietro.

Non dimenticherò mai la mia piccola dolce Milly, lei continua a vivere dentro me. È stata una straordinaria e insostituibile compagna di vita. Ho scritto questo articolo come testimonianza, per dire che amare un animale aiuta a diventare esseri umani migliori; sono convinta che se si imparasse, senza condizionamenti culturali, a voler bene agli animali, a rispettarli, a considerarli soggetti e non oggetti al nostro servizio, in quel caso nel mondo ci sarebbe meno violenza, abuso e guerra. La definisco Pet-love-Therapy da inserire nell'educazione sentimentale contro ogni forma di violenza, essa ha inizio guardando negli occhi un cane: se si riuscirà ad abbandonare ogni resistenza, saremo sulla buona strada.

 Maria Giovanna Farina (marzo 2025 @tutti i diritti riservati)

Piccoli passi per realizzare un progetto

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