acquarello di Daniela Lorusso
Max Bonfanti, filosofo analista (marzo 2025 @tuti i diritti riservati)
pensieri, riflessioni e idee da condividere
acquarello di Daniela Lorusso
Max Bonfanti, filosofo analista (marzo 2025 @tuti i diritti riservati)
L'insegnamento di Schopenhauer è decisamente valido ancor oggi, sono convinta che con l'amore verso gli animali si possegga una spinta fortissima atta a difenderli e a desiderare per loro la Giustizia di cui il filosofo parlava.
Intervista di Maria Giovanna Farina a Jenny Visceglia ENPA Matera
Elaine arrivò alla stazione di Saint Remy de Provence di buon mattino. Aveva preso il primo treno da Lione. Si era goduta il panorama pervasa da una sorta di nostalgia indefinibile. Scese dal treno e si guardò intorno. Cercava speranzosa di scorgere Gerard fra i passanti, ma nulla, lui non c’era. Aveva letto che se avesse immaginato l’incontro, con tanto di emozioni e sentimenti, esso sarebbe certamente avvenuto. Le anime che si sono amate davvero hanno modo di comunicare tra di loro per telepatia, si dice. E un po', a dire il vero, ci aveva sperato senza illudersi troppo, così la delusione non l’aveva scossa più di tanto. Del resto, sarebbe stato troppo bello per essere vero. Andò alla stazione degli autobus per raggiungere la sua casa di allora, ritrovare tutto ciò che era rimasto ed era stato faticosamente salvato dalla drammatica divisone ereditaria che la sorella Roxane aveva avviato, tutto d’un tratto, più per vendetta che per necessità. Percorse le strade di un tempo tra le ville facoltose e la tipica vegetazione della bellissima campagna francese, profumata di fiori di lavanda, e fatta di verdi e antiche fronde che danzavano nel vento. La sua casa era ancora lì, silenziosa e solitaria, tra le altre case colorate e l’attendeva come sempre. Aprì la porta ansiosa e diede una rapida occhiata alle stanze, guardò i mobili d’epoca e gli oggetti che erano rimasti e che la cattiveria e l’invidia non erano riuscite a trafugare per farle dispetto. Aveva fatto del suo meglio per conservare con cura il patrimonio ereditato, i sacrifici dei genitori, ma non aveva fatto i conti, troppo giovane e fiduciosa, con la realtà più triste: una sorella vanesia, avida, egocentrica e narcisista. Si aggirò per quegli spazi ben arredati, un vero gioiello vintage, che tanti avrebbero apprezzato e fatto rivivere come un tempo. Così riapparivano i volti, le immagini più belle e le sembrava quasi di udire le voci tra quelle mura pregne di ricordi e delle energie delle persone che non c’erano più. Riecheggiavano la musica e il brusio delle feste e perfino le discussioni. Le avevano detto di quanto non fosse un bell’affare andare a caccia o vivere del passato e che avrebbe fatto meglio guardare avanti ma lei non li stette a sentire. Il passato e i bei ricordi erano fonte di conforto e il rifugio da un mondo sempre più arido e spietato. Elaine era diventata una scrittrice, una poetessa di successo, e sapeva muoversi sulla linea temporale, entrare e uscire dalla dimensione onirica e del ricordo e non temeva di rimanere fissata in alcuna emozione. La scrittura e la poesia l’avevano salvata, come un dono dal cielo, ed era sopravvissuta al tradimento del proprio sangue e ne era orgogliosa perché aveva trovato la vera ricchezza e vinto la più grande battaglia: non era diventata una persona squallida e meschina come loro e nonostante tutto. Era riuscita a non fare un feticcio del dolore ma a trasformare la triste esperienza in forza e in una sorta di rinascita. Aveva imparato suo malgrado a volare sopra le meschinità e le bassezze umane. Usci allora per le strade del paese a passeggiare: il famoso bar Matisse era chiuso da anni, restava solo una targa arrugginita quasi che nessuno dovesse mai profanare un luogo che aveva rappresentato tanto per molti e se non altro la spensieratezza della gioventù, di un’epoca di principi e valori. Lungo le strade cercava di ricordare come erano le cose un tempo e cosa fosse cambiato. Cercava Gerard in verità, voleva incontrarlo dopo tanti anni, per sapere come stesse. Come era stata la sua vita senza di lei. Voleva sapere perché la loro relazione si era interrotta quel giorno durante le feste di Natale. Se quella donna che era entrata all’ improvviso nella loro relazione e glielo aveva portato via senza indugio fosse così meritevole oppure fosse, non solo cosi tanto poco avvenente, ma davvero una maliarda e un’abile arrampicatrice sociale senza scrupoli come gliela avevano raccontata. E lui, un uomo bello, colto, tanto intelligente e perbene, quanto senza carattere da essersi fatto irretire senza scampo. Sapere se qualche volta l’avesse pensata. Ma di Gerard non c’era traccia. C’erano solo i ricordi che camminavano gioiosi e spensierati sulle strade del paese e dei dintorni, o viaggiavano in moto, e c’erano i ragazzi e le ragazze della compagnia che organizzavano gite. C’erano gli esami all’Università e la festa di laurea in ingegneria di Gerard, il tempo della gioventù in cui erano stati inconsapevolmente felici e spensierati. Elaine non aveva avuto una vita facile: dopo la morte dei genitori ancora giovani le strade per lei si erano fatte in salita e piene di avvoltoi come si conviene quando si tratta giovani ereditiere. Elaine cercò di ricostruirsi un futuro accanto a Roland, un aitante velista conosciuto a Marsiglia di cui si era innamorata, dopo l’abbandono e la delusione di Gerard, e nonostante fosse poco gradito nella cerchia famigliare e delle amicizie, che lo vedevano una persona molto poco adeguata a lei sia per carattere che per cultura. Ma il suo animo libero e ribelle la spinsero a non considerare i consigli degli anziani e a proseguire in una relazione che alla lunga si rivelò misera di tutto, sbilanciata e poco reciproca. Roland viveva alla giornata, e a parte la vela, non aveva alcuna ambizione e predisposizione oltre che interesse a crearsi una famiglia e a costruirsi un futuro. Non voleva impegni o responsabilità di alcun genere. Era un uomo che si accontentava di poco e viveva alla giornata. Aveva rivelato, nel corso del tempo, un carattere sempre più ombroso e permaloso e poca voglia di rivalsa o successo. Ebbero una figlia Lisette e per qualche anno le cose scorsero comunque abbastanza serene; grazie ad Elaine che investiva tutte le sue energie per mandare avanti la sua famiglia. Roland era spesso via per il suo lavoro, che lo portava per mare, imbarcato come ufficiale sulle navi cargo che partivano da Marsiglia. Terminati gli ardori giovanili, si accorse ben presto che non c’erano le basi per una relazione sana e soddisfacente e così Elaine si ritrovò accanto un uomo molto diverso da quello che le sembrava di aver conosciuto. Egli cominciò a prendere peso diventando infine obeso e a diventare una persona anaffettiva, fredda e scostante e talvolta aggressivo. Roland non era più quel giovane aitante ed energico che la faceva sorridere e divertire ma era diventato un anziano scorbutico, un estraneo. Per quanto presente era molto distante emotivamente e lei aveva conosciuto la peggior solitudine che una donna potesse provare. Quella di vivere accanto ad una persona sbagliata, di sentirsi come una vedova a quarant’anni. Si fece carico, senza mai lamentarsi, di tutte le incombenze e delle responsabilità crescendo Lisette praticamente da sola e senza poter contare su alcuno della famiglia di origine. I momenti di svago o di spensieratezza diventarono sempre più rari. La zia Roxane, per qualche strana ragione sempre più insofferente alla presenza della sorella Elaine nella sua vita, non si dedicò mai alla nipote Lisette, a parte qualche sfarzoso regalo di Natale i primi anni, presa dai suoi viaggi, dai suoi teatri e drammi, per lo più inventati, dai pettegolezzi della società delle apparenze in cui viveva oltre che dagli uomini con cui cercava di rifarsi una vita. Un giorno, all’improvviso, perse sé stessa e intraprese la strada di Caino attaccando Elaine per vie legali con un pretesto. Elaine si ammalò gravemente poco dopo per le calunnie proferite nei suoi confronti. Sopravvisse all’onta del disonore e allo scempio della sua famiglia di origine, al dolore di non aver potuto salvare il patrimonio che andava svenduto, suo malgrado, e la sorella, che aveva gettato finalmente la maschera, mostrando il volto spietato dell’invidia e della cattiveria. Il caro Vincent, il suo adorato nipote, spari per diversi anni, anche a lui faceva comodo l’eredità dei nonni, dopotutto e aveva frequentato la scuola degli affaristi senza scrupoli e sentimenti del padre, un piccolo imprenditore immobiliare di Grenoble, classico spaccone di provincia. I momenti lieti passati con i nonni e le vacanze al mare con gli zii, mentre la madre divorziata era in giro per il mondo, non erano che un ricordo senza senso e lontano; c’era ormai solo il dio denaro a far da padrone. Una vita controvento quella di Elaine, costellata di grandi dispiaceri e delusioni, dove la fiducia in chi avrebbe dovuto sostenerla e proteggerla era stata malriposta. Lei che c’era sempre per tutti e soprattutto per l’amata sorella e l’adorato nipote per i quali avrebbe affrontato uragani e regalato loro il mondo intero. Roland non fu che uno spettatore passivo e più che una vela si era rivelato una zavorra nella sua vita. Ormai le energie da mettere anche per lui si erano affievolite. Vederla felice non era mai stata una sua priorità o un desiderio. Lei era solo un’abitudine a cui non voleva o sapeva rinunciare. Lisette era stata la sua ancora in questo mondo: era una bambina sana, vivace e gioiosa. Ora una giovane e bella ragazza di cui andar fieri. Elaine aveva affrontato e superato le strade polverose della vita, le carenze di ogni genere, gli abusi psicologici più subdoli e inaspettati e la malattia con coraggio e determinazione e aveva finalmente compreso che la gelosia e l’invidia non avevano spiegazioni e giustificazioni e soprattutto non andavano mai ignorate o sottovalutate. Comprese che gli ignoranti, i malvagi e i narcisisti esistono anche in famiglia, che non c’è amore che li guarisca, e che allontanarli senza indugio è l’unica scelta consapevole e corretta da fare. Un sospiro ed usci sul patio a respirare il profumo di fiori che regala il vento nel tardo pomeriggio di primavera come un balsamo prezioso e che le narrava dell’atmosfera di un tempo. Le voci dei bambini intorno, tutt’un tratto, la riportarono alla realtà. Si era fatto tardi ed era ora di recarsi alla stazione per prendere il treno e tornare a Lione. Chiuse con cura la casa e la saluto con una carezza. S’ incamminò consapevole che l’accettazione delle prove e delle lezioni che aveva dovuto imparare tramite gli eventi della vita erano l’unico modo per superarle e che l’amore è un modo di essere e di vivere sempre e comunque. E consapevole che le vere risorse necessarie si trovavano al centro del suo cuore. Si assopì con il cuore in pace lungo il viaggio di ritorno. Tornò così al suo lavoro in ufficio al centro della città il lunedì mattina. Come sempre sorrise ai colleghi. Guardo fuori dalla finestra per guardare il solito panorama di città prima di cominciare la giornata. Accese il computer, un tuffo al cuore la sorprese. Il nome di Gerard appariva nelle mail. Dopo tanti anni aveva trovato il coraggio di scriverle.
Antonella Massa (marzo 2025 @tutti i diritti riservati.
Ogni riferimento a fatti i persone è puramente casuale.
1- A volte capita di essere prigioniere di un sogno, quello dell’amore incondizionato e per raggiungerlo siamo disposte anche, purtroppo, a soffrire, a lasciarci sottomettere e far calpestare la nostra dignità. L’amore, pur nelle sue contraddizioni (non sempre rende felici ma infelici quando si oppone alla sua prerogativa di essere cura per l’anima) ci chiede di mantenere l’equilibrio nella nostra vita, una eutimia tra corpo e mente. La vita chiede libertà ed è questo il punto importante, quello di essere libere. Per essere donne emancipate è necessario, indispensabile, conquistare l’autosufficienza emotiva che si raggiunge solo se ci si convince di farcela davvero. Si conquista a partire dalle piccole azioni quotidiane, non accettando ad esempio idee improduttive come: “Oggi sono sola e allora non apparecchio la tavola, non mi pettino….”. Non dobbiamo fare qualcosa in funzione della presenza del compagno o del marito, ma è bene trascorrere con amore di sé le nostre giornate anche se siamo sole. Prendendo confidenza, conoscenza e stima con il nostro essere profondo possiamo amarci, rispettarci e diventare indipendenti emotivamente. Se saremo davvero libere potremo intraprendere una relazione sentimentale appagante e paritaria. 2- Il nostro sarà un amore per tutta la vita? Una domanda che gli innamorati si pongono, ma è difficile prevederlo, con ciò non voglio dire che l’amore per sua natura non possa essere avvolto “nell’eterno”; il problema è che le nostre delusioni nascono dal fatto che vorremmo lo sia. Se il partner ci confessa di considerarci l’amore più grande che abbia mai incontrato è senz’altro vero, il problema però è di chi in questa dichiarazione legge le due parole “per sempre”, parole che non ci sono ma che per il desiderio di farle esistere “leggiamo” ugualmente. La condizione mentale descritta ci fa ingannare, il nostro preconcetto dell’eterno amore ci conduce lontani dall’attimo che stiamo vivendo. Se invece ci avvicinassimo all’amore senza pensare troppo al domani, potremmo costruire un rapporto piacevole e se poi durerà: tanto meglio. Il “Per sempre” sa metterci al riparo dalla paura della perdita, ma al contempo ci colloca in una posizione interiore non adatta all’amore: se voglio che sia per sempre non sono libera e allo stesso tempo imprigiono il partner in un’idea, in una condizione che sa di obbligo. Non voglio dirvi che l’amore deve essere effimero, tutti noi desideriamo amare ed essere amati, ma ricordiamo che serrature, sbarre, lucchetti…non confanno all’Amore.
Buon San Valentino a tutti perché, in fin dei conti, l’amore non si ferma solo nella vita di una coppia di innamorati. Eros alato ed eterno ha il compito di salvare il mondo e per questo è sempre intento a scagliare frecce! Grazie a Platone che ce lo ha insegnato.
Maria Giovanna Farina

Acrilico su tela, opera di Flavio Lappo
Uno degli scopi principali della filosofia è trovare la strada per rendere sempre più vivibile la vita e poter quindi avvicinarci alla tranquillità dell'anima. Per vivere bene è necessario eliminare le dipendenze. La dipendenza è un’imperfezione, mentre per stare bene, prima di tutto con se stessi, dobbiamo sempre più avvicinarci alla perfezione per quanto sia umanamente possibile. Ci aiuta il filosofo rappresentante del razionalismo Renato Cartesio quando afferma nel “Discorso sul metodo” che “perfetto è ciò che non dipende da nulla”. Non ci resta che cercare di eliminare le dipendenze là dove sia possibile: non solo fumo e alcol, ma anche quelle apparentemente non dannose alla salute anche se deleterie per la realizzazione del sé. Da qui ci riallacciamo alle illusioni della mente che impediscono alla scienza di progredire e all’uomo di evolversi. Il retaggio culturale e gli stereotipi, quelli che Francesco Bacone definiva idola, di cui la mente è a volte prigioniera, ci impediscono di essere liberi di pensare ed agire. Possiamo affermare che esiste una vera e propria dipendenza, una forte sudditanza, a modi di essere che spesso non ci rappresentano, ma agiscono come vere e proprie catene. Veniamo un fondamentale esempio concreto. Ancor prima della fondazione dell’astronomia, era concezione dominante che il sole e gli astri ruotassero attorno alla Terra. Qualunque idea diversa era considerata sacrilega. Ipparco (II sec. a.C.) prima, e Tolomeo (II se. d.C.) sostennero questa tesi. Dovettero passare ancora molti anni prima che Copernico (XVI sec.) potesse dimostrare che era la Terra a girare attorno al sole e la sua tesi fosse accettata come valida. Venendo a noi, possiamo chiederci: “Cosa ha ostacolato la mia rivoluzione copernicana, quindi la mia evoluzione? È abbastanza probabile sia stata la dipendenza da qualche idea ingannevole come la convinzione, ad esempio, che ci ha legati alla certezza di essere portati per gli studi scientifici mentre nel nostro intimo qualcosa ci diceva: No! Una negazione allontanata da convinzioni, idee preconcette, instillate da giudizi sul nostro operato a scuola. Ricordo con affetto, era simpatica, una mia insegnante di disegno che mi diceva di essere negata nella sua materia ed io ho finito per crederci; con il passare degli anni e l'aiuto della riflessione mi sono resa conto che non ero portata per alcuni tipi di tecniche, ma che senza essere una vignettista del calibro di Jacovitti me la cavo abbastanza nel disegnare i personaggi dei fumetti di Disney. Sono felice di essere filosofa e lo devo a me stessa, a scuola mi avevano negato anche questa predisposizione. Non sto criminalizzando la scuola, che sia chiaro, era solo un esempio nato dall'esperienza. Maria Giovanna Farina
Jean-Jacques Rousseau, filosofo e pedagogista
svizzero (1712-1778), rimase senza i genitori a 7 anni, ma si ribellò presto
alla tutela delle persone a cui era stato affidato. Il suo carattere diventò
rapidamente libera espressione di se stesso e ostentazione della propria
naturalezza. Un manifestarsi così come si è, nel bene e nel male. Nella sua
proposta pedagogica c’è la naturalezza spinta al paradosso, ma a proposito
delle sue idee e consapevole dei suoi eccessi, egli sosteneva: ”Se ne faccio
nascere di buone in altri non avrò affatto perduto il mio tempo”. Nella
sua famosa opera pedagogica, L’Emilio, Rousseau ritiene che
bisogna distinguere i diversi periodi della vita dell’uomo, momenti in cui
l’anima non è mai identifica a se stessa; l’educazione che viene in aiuto
all’Emilio bambino-adolescente-adulto deve essere proporzionata alle condizioni
che la natura porta con sé. Questa conformità con la natura individuale è il
caposaldo della pedagogia moderna, un punto fondamentale che intendo
sottolineare per parlare di educazione e di inclinazioni personali. Nelle varie
epoche della vita facciamo passi avanti significativi nella nostra maturazione
se le condizioni esterne sono in accordo e in armonia con la nostra natura, col
nostro essere quello che siamo e non altro. Se costringiamo ad una carriera
scolastica scientifica un ragazzo portato per le lettere difficilmente creeremo
un abile matematico. Il nostro essere quello che siamo al di
là degli schemi e delle convenzioni è la cosa più preziosa che l’educazione può
consentirci di realizzare. Cosa possiamo fare per essere dei buoni educatori?
Con Rousseau possiamo ricordare che “le lezioni devono essere azioni più che
discorsi”. Nella nostra vita quotidiana conta di più l’esempio che diamo con la
nostra stessa esistenza che le parole, specialmente quando sono un
semplice flatus vocis.
A
questo proposito basti pensare alla scoperta, nel 2006, di due biologi (Nigel
Francks e Tom Rischardson) dell’università di Bristol pubblicata su Nature:
esiste la formica maestra che insegna all’allieva come trovare il cibo. Si
tratta di una vera e propria interazione tra maestra e allieva dove
l’insegnamento basato sull’esempio porta ad un’evoluzione del comportamento
come avviene per gli umani.
Maria Giovanna Farina
di Flavio Lappo, disegno a matita
Mobbing deriva dal verbo inglese to mob che vuol dire assalire,
aggredire, assediare e venne usato inizialmente nel 1992 (fonte Zingarelli) ,
nell’ambito dell’ etologia. Il mobbing è un comportamento aggressivo e
vessatorio nell’ambiente di lavoro nei confronti sia di dipendenti che di
colleghi al fine di screditarli, isolarli, dequalificarli. Si distinguono due
tipi di mobbing, “orizzontale”, che avviene tra colleghi di grado più o meno
uguale e “verticale”, detto anche
“bossing”, che viene agito dai propri superiori. In entrambe le situazioni, lo
scopo finale è spesso quello di isolare
e costringere la vittima all’autolicenziamento.
Il mobbing può assumere varie forme, si va
dall’attaccare direttamente la propria vittima alla diffusione anonima di
notizie false e tendenziose che mirano a screditarla. Le aggressioni possono
essere sia fisiche che psicologiche, ma in ogni caso deleterie. Anche le
molestie sessuali rientrano in questo ambito poiché spesso queste vengono agite
da certi datori di lavoro con la promessa di avanzamenti di carriera, di
svolgere mansioni migliori o semplicemente di avere qualche piccolo vantaggio
rispetto agli altri dipendenti. Spesso le richieste sessuali sono omologabili a
vere e proprie forme di ricatto, in quanto il non aderirvi significa rendersi
la vita difficile. Questo genere di
atteggiamenti fa sì che le
persone prese di mira accusino dei malesseri sia nella sfera fisica che
psichica.
Il modo migliore per ovviare gli effetti del
mobbing è quello di prevenirlo in quanto una volta instauratosi è più difficile
riuscire ad arginare e a debellare i suoi effetti.
Alla
base del mobbing c’è la vigliaccheria: la vittima è sempre una persona
fisicamente e/o psicologicamente più debole del suo aggressore il quale è
spesso un individuo che, forte della sua posizione gerarchica all’interno
dell’azienda, ne approfitta per trarne vantaggi a discapito di altre persone.
Però non tutte le potenziali vittime diventano vittime, c’è quindi qualche
elemento predisponente che fa optare l’aggressore per l’una o per l’altra.
Come abbiamo detto all’inizio, il termine
mobbing è stato introdotto per primo in etologia, ed è proprio dal regno degli
animali che voglio trarre un esempio. Un branco di gazzelle è composto da tanti
individui che potenzialmente possono essere tutte vittime del ghepardo, eppure
solo una lo diventerà. Perché? Alcuni diranno, per esempio, che il ghepardo ne
può catturare una sola, ma allora replico, perché proprio quella? Ebbene i
motivi sono diversi, ma uno sopratutti è che “quella gazzella” è la gazzella
che ha maggiori probabilità di essere uccisa. Analizziamo un po’ le
caratteristiche della gazzella predestinata:
1) La posizione all’interno del branco è
importante in quanto più è isolata dagli altri e più è facile raggiungerla; difficilmente il felino sceglie
la sua vittima fra quelle maggiormente all’interno del branco, sceglie sempre
quelle un po’ distaccate.
2) Possibili handicap come malattie,
gravidanza, vecchiaia, essere cuccioli, in pratica tutto ciò che rende, anche momentaneamente, più vulnerabili.
Ricordiamo che uno dei momenti più favorevoli alle aggressioni anche per i capi
più forti, è proprio quello dell’abbeveraggio. Anche abbeverarsi si può
rivelare un pericoloso handicap , anche se momentaneo.
3) La presenza di altri predatori o
animali più forti non amici. Ossia la presenza di qualcuno che può costituire
pericolo per l’aggressore.
Nella vita sociale degli umani, il pericolo
maggiore viene dal suo simile, homo
homini lupus, bisognerà quindi fare anche altre considerazioni di ordine
antropologico-sociale; per il momento, in linea generale le caratteristiche
individuate per la gazzella, possono essere adattate molto bene anche a quelle
delle vittime del mobbing.
E’
necessario quindi non essere mai isolati dal resto dell’ufficio, evitare quindi
postazioni isolate e cercare, nel limite del possibile, di avere sempre
qualcuno vicino, un testimone è pur sempre un testimone. Ricordarsi sempre che
l’handicap può essere anche solo momentaneo. Avere un debito può già
rappresentare una situazione che predispone al mobbing mentre avere, non
necessariamente nell’ambiente di lavoro, una persona amica influente è un buon
deterrente nei confronti del mobbing.
L’aggressore si comporta un po’ come il
predatore, sceglie le sue vittime con cura perché non ama fallimenti.
L’aggressore uomo ha dalla sua parte il ”vantaggio” di essere “uomo”, il
predatore più pericoloso che esista, perché oltre ad una intelligenza più
efficace, aggredisce anche per il solo gusto di fare del male o di farsi bello
di fronte agli altri
Abbiamo
quindi visto che il potenziale aggressore non aggredisce mai se la certezza di
vincere non è molto alta, di conseguenza dobbiamo, per non essere vittime del
mobbing, avviare procedure che mantengano alto il margine di sconfitta
dell’aggressore.
Sicuramente
una forte autostima accompagnata dalla conoscenza dei propri diritti è già
sufficiente a scoraggiare un potenziale aggressore.
Come
anticipato, la posizione all’interno dell’ambito lavorativo riveste un ruolo di
notevole importanza, ma per posizione non dobbiamo intendere solamente quella
relativa al luogo, bensì, più ampiamente, a tutto ciò che può ricondurre
all’accezione di “posizione”, ossia,
finanziaria, politica, sessuale,
sociale, culturale.
Cosa
vuol dire ciò? Vuol dire che oltre alla posizione “topica”, occorre anche
prendere in considerazione quella “allargata”, in quanto ogni elemento relativo
allo status può favorire o meno l’instaurarsi di una situazione di mobbing.
Fare
attenzione anche a ciò che può provocare invidia e gelosia in quanto anch’esse
possono essere causa di mobbing nella forma della calunnia.
Quanto
segue prenderà in considerazione le posizioni in cui la diversità è data dalle
singole condotte del soggetto.
1) Finanziaria. Non fare debiti se non si
è più che sicuri di onorarli; il bisogno di denaro conduce a compromessi e ad una perdita di autostima che predispone
a diventare vittima del mobbing. Quindi se proprio dovesse accadere di navigare
in cattive acque evitare di confidarsi con i colleghi di lavoro, a volte il
pericolo si nasconde dove meno ce lo aspettiamo. E’ bene che gli altri pensino che non abbiamo
problemi di nessun genere, tantomeno finanziari.
2) Politica. “Il voto è segreto” Un motivo
per cui questa massima è stata coniata è dovuta al fatto che la nostra
ideologia politica, a volte, può essere usata contro di noi. A meno di non
essere degli attivisti politici, è sempre bene mantenere segreto il simbolo sul
quale apponiamo la nostra preferenza.
3) Sessuale. La nostra vita privata
proprio perché privata, non deve essere di dominio pubblico, tantomeno
dell’ambiente in cui lavoriamo. Se poi le nostre preferenze e abitudini
sessuali si discostano dalla norma, allora è d’obbligo che esse rimangano
assolutamente sconosciute a tutti i colleghi di lavoro. Certe leggerezze in
questo campo possono venire pagate a caro prezzo e diventare causa di ricatti e
di abusi. In questi casi la regola numero uno è sempre quella della massima discrezione; quello che facciamo
al di fuori dell’ambito lavorativo non deve importare a nessun altro al di
fuori di noi.
4) Sociale.
A volte si può essere oggetto di maltrattamenti ingiustificati anche
per il fatto che, non potendoci licenziare, fanno in modo che siamo noi stessi
ad andarcene. Anche in questo caso, la conoscenza dei nostri diritti può molto
aiutarci ad evitare soprusi ed angherie; comunicare le violazioni agli Uffici
del Lavoro preposti a questo genere di comportamenti spesso è sufficiente a
scoraggiare atteggiamenti di mobbing.
5) Culturale. Nonostante si dica che
siamo in pieno periodo di tolleranza
religiosa, in realtà non è proprio così. Le differenze religiose, nonostante
gli attuali sforzi della Chiesa Cattolica volti alla pacifica convivenza dei
vari Credi, sono sempre la causa prima di dissidi fra i popoli. Consiglio
quindi ai professanti Credi diversi da quello maggioritario, di astenersi, nei
luoghi di lavoro, da pratiche religiose che possano dare adito a critiche e
diventare così causa di mobbing.
Un
‘altra causa del mobbing è dovuta alle diversità che possono assumere le forme
più svariate ed investire ogni aspetto della persona.
In
quanto alle differenze razziali ve ne sono alcune che per la loro evidenza non
possono essere celate, di conseguenza il comportamento migliore da adottare per
evitare persecuzioni, è ancora quello di tenersi sempre bene informati sui
propri diritti ed inoltre è sempre conveniente riuscire a diventare amici di
qualcuno che abbia una certa voce in capitolo nell’ambito lavorativo.
Se le
condizioni nell’ambiente di lavoro dovessero poi diventare veramente
insostenibili, si può, avendo cura di raccogliere il maggior numero di prove,
intraprendere un’azione legale. Non commettere però l’errore, una volta vinta
la causa, di rimanere in quel posto di lavoro: le conseguenze potrebbero essere
insostenibili. In questi casi la cosa migliore da fare è quella di consultare
un legale del lavoro (ve ne sono anche di gratuiti) e valutare la strategia
migliore da adottare.
Max Bonfanti, filosofo analista
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