
Elaine
arrivò alla stazione di Saint Remy de Provence di buon mattino.
Aveva preso il primo treno da Lione. Si era goduta il panorama
pervasa da una sorta di nostalgia indefinibile. Scese dal treno e si
guardò intorno. Cercava speranzosa di scorgere Gerard fra i
passanti, ma nulla, lui non c’era. Aveva letto che se avesse
immaginato l’incontro, con tanto di emozioni e sentimenti, esso
sarebbe certamente avvenuto. Le anime che si sono amate davvero hanno
modo di comunicare tra di loro per telepatia, si dice. E un po', a
dire il vero, ci aveva sperato senza illudersi troppo, così la
delusione non l’aveva scossa più di tanto. Del resto, sarebbe
stato troppo bello per essere vero. Andò alla stazione degli autobus
per raggiungere la sua casa di allora, ritrovare tutto ciò che era
rimasto ed era stato faticosamente salvato dalla drammatica divisone
ereditaria che la sorella Roxane aveva avviato, tutto d’un tratto,
più per vendetta che per necessità. Percorse le strade di un tempo
tra le ville facoltose e la tipica vegetazione della bellissima
campagna francese, profumata di fiori di lavanda, e fatta di verdi e
antiche fronde che danzavano nel vento. La sua casa era ancora lì,
silenziosa e solitaria, tra le altre case colorate e l’attendeva
come sempre. Aprì la porta ansiosa e diede una rapida occhiata alle
stanze, guardò i mobili d’epoca e gli oggetti che erano rimasti e
che la cattiveria e l’invidia non erano riuscite a trafugare per
farle dispetto. Aveva fatto del suo meglio per conservare con cura
il patrimonio ereditato, i sacrifici dei genitori, ma non aveva
fatto i conti, troppo giovane e fiduciosa, con la realtà più
triste: una sorella vanesia, avida, egocentrica e narcisista. Si
aggirò per quegli spazi ben arredati, un vero gioiello vintage, che
tanti avrebbero apprezzato e fatto rivivere come un tempo. Così
riapparivano i volti, le immagini più belle e le sembrava quasi di
udire le voci tra quelle mura pregne di ricordi e delle energie delle
persone che non c’erano più. Riecheggiavano la musica e il brusio
delle feste e perfino le discussioni. Le avevano detto di quanto non
fosse un bell’affare andare a caccia o vivere del passato e che
avrebbe fatto meglio guardare avanti ma lei non li stette a sentire.
Il passato e i bei ricordi erano fonte di conforto e il rifugio da un
mondo sempre più arido e spietato. Elaine era diventata una
scrittrice, una poetessa di successo, e sapeva muoversi sulla linea
temporale, entrare e uscire dalla dimensione onirica e del ricordo e
non temeva di rimanere fissata in alcuna emozione. La scrittura e la
poesia l’avevano salvata, come un dono dal cielo, ed era
sopravvissuta al tradimento del proprio sangue e ne era orgogliosa
perché aveva trovato la vera ricchezza e vinto la più grande
battaglia: non era diventata una persona squallida e meschina come
loro e nonostante tutto. Era riuscita a non fare un feticcio del
dolore ma a trasformare la triste esperienza in forza e in una sorta
di rinascita. Aveva imparato suo malgrado a volare sopra le
meschinità e le bassezze umane. Usci allora per le strade del paese
a passeggiare: il famoso bar Matisse era chiuso da anni, restava solo
una targa arrugginita quasi che nessuno dovesse mai profanare un
luogo che aveva rappresentato tanto per molti e se non altro la
spensieratezza della gioventù, di un’epoca di principi e valori.
Lungo le strade cercava di ricordare come erano le cose un tempo e
cosa fosse cambiato. Cercava Gerard in verità, voleva incontrarlo
dopo tanti anni, per sapere come stesse. Come era stata la sua vita
senza di lei. Voleva sapere perché la loro relazione si era
interrotta quel giorno durante le feste di Natale. Se quella donna
che era entrata all’ improvviso nella loro relazione e glielo aveva
portato via senza indugio fosse così meritevole oppure fosse, non
solo cosi tanto poco avvenente, ma davvero una maliarda e un’abile
arrampicatrice sociale senza scrupoli come gliela avevano raccontata.
E lui, un uomo bello, colto, tanto intelligente e perbene, quanto
senza carattere da essersi fatto irretire senza scampo. Sapere se
qualche volta l’avesse pensata. Ma di Gerard non c’era traccia.
C’erano solo i ricordi che camminavano gioiosi e spensierati sulle
strade del paese e dei dintorni, o viaggiavano in moto, e c’erano i
ragazzi e le ragazze della compagnia che organizzavano gite. C’erano
gli esami all’Università e la festa di laurea in ingegneria di
Gerard, il tempo della gioventù in cui erano stati inconsapevolmente
felici e spensierati. Elaine non aveva avuto una vita facile: dopo la
morte dei genitori ancora giovani le strade per lei si erano fatte in
salita e piene di avvoltoi come si conviene quando si tratta giovani
ereditiere. Elaine cercò di ricostruirsi un futuro accanto a Roland,
un aitante velista conosciuto a Marsiglia di cui si era innamorata,
dopo l’abbandono e la delusione di Gerard, e nonostante fosse poco
gradito nella cerchia famigliare e delle amicizie, che lo vedevano
una persona molto poco adeguata a lei sia per carattere che per
cultura. Ma il suo animo libero e ribelle la spinsero a non
considerare i consigli degli anziani e a proseguire in una relazione
che alla lunga si rivelò misera di tutto, sbilanciata e poco
reciproca. Roland viveva alla giornata, e a parte la vela, non aveva
alcuna ambizione e predisposizione oltre che interesse a crearsi una
famiglia e a costruirsi un futuro. Non voleva impegni o
responsabilità di alcun genere. Era un uomo che si accontentava di
poco e viveva alla giornata. Aveva rivelato, nel corso del tempo, un
carattere sempre più ombroso e permaloso e poca voglia di rivalsa o
successo. Ebbero una figlia Lisette e per qualche
anno le cose scorsero comunque abbastanza serene; grazie ad Elaine
che investiva tutte le sue energie per mandare avanti la sua
famiglia. Roland era spesso via per il suo lavoro, che lo portava per
mare, imbarcato come ufficiale sulle navi cargo che partivano da
Marsiglia. Terminati gli ardori giovanili, si accorse ben presto che
non c’erano le basi per una relazione sana e soddisfacente e così
Elaine si ritrovò accanto un uomo molto diverso da quello che le
sembrava di aver conosciuto. Egli cominciò a prendere peso
diventando infine obeso e a diventare una persona anaffettiva, fredda
e scostante e talvolta aggressivo. Roland non era più quel giovane
aitante ed energico che la faceva sorridere e divertire ma era
diventato un anziano scorbutico, un estraneo. Per quanto presente era
molto distante emotivamente e lei aveva conosciuto la peggior
solitudine che una donna potesse provare. Quella di vivere accanto ad
una persona sbagliata, di sentirsi come una vedova a quarant’anni.
Si fece carico, senza mai lamentarsi, di tutte le incombenze e delle
responsabilità crescendo Lisette praticamente da sola e senza poter
contare su alcuno della famiglia di origine. I momenti di svago o di
spensieratezza diventarono sempre più rari. La zia Roxane, per
qualche strana ragione sempre più insofferente alla presenza della
sorella Elaine nella sua vita, non si dedicò mai alla nipote
Lisette, a parte qualche sfarzoso regalo di Natale i primi anni,
presa dai suoi viaggi, dai suoi teatri e drammi, per lo più
inventati, dai pettegolezzi della società delle apparenze in cui
viveva oltre che dagli uomini con cui cercava di rifarsi una vita. Un
giorno, all’improvviso, perse sé stessa e intraprese la strada di
Caino attaccando Elaine per vie legali con un pretesto. Elaine si
ammalò gravemente poco dopo per le calunnie proferite nei suoi
confronti. Sopravvisse all’onta del disonore e allo scempio della
sua famiglia di origine, al dolore di non aver potuto salvare il
patrimonio che andava svenduto, suo malgrado, e la sorella, che aveva
gettato finalmente la maschera, mostrando il volto spietato
dell’invidia e della cattiveria. Il caro Vincent, il suo adorato
nipote, spari per diversi anni, anche a lui faceva comodo l’eredità
dei nonni, dopotutto e aveva frequentato la scuola degli affaristi
senza scrupoli e sentimenti del padre, un piccolo imprenditore
immobiliare di Grenoble, classico spaccone di provincia. I momenti
lieti passati con i nonni e le vacanze al mare con gli zii, mentre la
madre divorziata era in giro per il mondo, non erano che un ricordo
senza senso e lontano; c’era ormai solo il dio denaro a far da
padrone. Una vita controvento quella di Elaine, costellata di grandi
dispiaceri e delusioni, dove la fiducia in chi avrebbe dovuto
sostenerla e proteggerla era stata malriposta. Lei che c’era sempre
per tutti e soprattutto per l’amata sorella e l’adorato nipote
per i quali avrebbe affrontato uragani e regalato loro il mondo
intero. Roland non fu che uno spettatore passivo e più che una vela
si era rivelato una zavorra nella sua vita. Ormai le energie da
mettere anche per lui si erano affievolite. Vederla felice non era
mai stata una sua priorità o un desiderio. Lei era solo un’abitudine
a cui non voleva o sapeva rinunciare. Lisette era stata la sua ancora
in questo mondo: era una bambina sana, vivace e gioiosa. Ora una
giovane e bella ragazza di cui andar fieri. Elaine aveva affrontato
e superato le strade polverose della vita, le carenze di ogni genere,
gli abusi psicologici più subdoli e inaspettati e la malattia con
coraggio e determinazione e aveva finalmente compreso che la gelosia
e l’invidia non avevano spiegazioni e giustificazioni e soprattutto
non andavano mai ignorate o sottovalutate. Comprese che gli
ignoranti, i malvagi e i narcisisti esistono anche in famiglia, che
non c’è amore che li guarisca, e che allontanarli senza indugio è
l’unica scelta consapevole e corretta da fare. Un sospiro ed usci
sul patio a respirare il profumo di fiori che regala il vento nel
tardo pomeriggio di primavera come un balsamo prezioso e che le
narrava dell’atmosfera di un tempo. Le voci dei bambini intorno,
tutt’un tratto, la riportarono alla realtà. Si era fatto tardi ed
era ora di recarsi alla stazione per prendere il treno e tornare a
Lione. Chiuse con cura la casa e la saluto con una carezza. S’
incamminò consapevole che l’accettazione delle prove e delle
lezioni che aveva dovuto imparare tramite gli eventi della vita erano
l’unico modo per superarle e che l’amore è un modo di essere e
di vivere sempre e comunque. E consapevole che le vere risorse
necessarie si trovavano al centro del suo cuore. Si assopì con il
cuore in pace lungo il viaggio di ritorno. Tornò così al suo lavoro
in ufficio al centro della città il lunedì mattina. Come sempre
sorrise ai colleghi. Guardo fuori dalla finestra per guardare il
solito panorama di città prima di cominciare la giornata. Accese il
computer, un tuffo al cuore la sorprese. Il nome di Gerard appariva
nelle mail. Dopo tanti anni aveva trovato il coraggio di scriverle.
Antonella
Massa (marzo 2025 @tutti i diritti riservati.
Ogni riferimento a fatti i persone è puramente casuale.