pensieri, riflessioni e idee da condividere
domenica 16 marzo 2025
Dolce Fochina
sabato 15 marzo 2025
Attilio Andriolo sale in cattedra con Giuseppe Garibaldi
Una minuziosa e attenta ricerca sull’Eroe dei Due Mondi, ha fatto sì che Attilio Andriolo, presidente dell’Associazione Culturale Teseo di Milazzo - autore della silloge “Momenti dell’Anima” - si facesse conoscere come appassionato di storia del Risorgimento Italiano e, soprattutto, di ciò che ha rappresentato Giuseppe Garibaldi. Dalla nascita alla morte, l’autore pone un tracciato storico di Garibaldi che va oltre ciò che abbiamo studiato sui libri di scuola, i quali ci hanno fatto conoscere la figura del condottiero dal grande carisma, con forte ascendente popolare e conquistatore di territori, piuttosto che presentarci un personaggio non in grado di apporre un peso importante dal punto di vista politico, al cospetto di Vittorio Emanuele II, Giuseppe Mazzini e Camillo Benso Conte di Cavour. Passaggi di storia di un Garibaldi che non conoscevamo a fondo e ci pone davanti alla domanda: “Giuseppe Garibaldi è stato più Uomo o Eroe?”. Ecco, diremmo proprio che tutta la grande ricerca storica fatta dall’autore Attilio Andriolo su quello che da tutti viene considerato “Eroe”, ma che poi, addentrandoci nei particolari della storia, ci si accorge che per ciò che ha fatto, ci mette davanti una figura più umana che politica. Ed è per questo motivo che la sua opera letteraria: “Giuseppe Garibaldi: Uomo o Eroe”, cerca in qualche modo di smitizzare l’Eroe, restituendo l’immagine del personaggio dalle tante sfaccettature umane. Anche se, a onor del vero, pur non ridimensionando il condottiero dalla Camicia Rossa, consacrato dalla storia come uno dei Padri della Patria assieme a Vittorio Emanuele II, Giuseppe Mazzini e Camillo Benso Conte di Cavour, offre al lettore il ritratto più vero di un Giuseppe Garibaldi dai tratti meno noti, che mette in mostra tutta la fragilità e le contraddizioni del suo agire. Come dicevamo prima, la profonda e minuziosa ricerca dell’autore si mette in evidenza attraverso aneddoti personali e analisi storiche, dalla sua nascita a Nizza nel 1807, fino al suo ritiro a Caprera. Audacia militare e spirito patriottico si intersecano a un personaggio pragmatico e istintivo lontano dall’idealismo astratto del “parolaio” Giuseppe Mazzini, con il quale Garibaldi ebbe delle tensioni che culminarono nei moti genovesi del 1834 e nella condanna a morte in contumacia. C’è poi il periodo sudamericano che va dal 1836 al 1848, in cui l’autore si sofferma rimarcando un periodo storico in cui Garibaldi mostra il suo essere corsaro al servizio dei repubblicani del Rio Grande del Sud. Ma grande spazio di narrazione viene dato da Attilio Andriolo al romanticismo e a quel primo incontro con Anita – “Tu devi essere mia”- le disse, nonostante lei fosse già sposata. Grandi difficoltà della loro vita insieme si percepiscono chiare tra lutti e abbandoni, mentre l’autore parla di quel 1849 in cui avvenne la morte di Anita con il giallo dello strangolamento nelle valli del Comacchio, di cui la storia non ne chiarisce i particolari, mentre attraverso il racconto di Andriolo si percepiscono tutte le domande su quanto avvenne e non è mai stato risolto definitivamente. Una sorta di punto oscuro che lascia molti dubbi sul perché la storia non sia stata in grado di dare delle giuste motivazioni. E poi la celeberrima Spedizione dei Mille narrata dall’autore con un misto di ammirazione e realismo. Infatti, oltre le battaglie dell’impresa partita da Quarto con appena 1170 uomini al seguito e culminata con la conquista del Regno delle Due Sicilie, Andriolo, da milazzese quale egli è, mette soprattutto in luce la battaglia di Milazzo avvenuta il 20 luglio 1860, con l’episodio del cavallo bianco del generale Bosco che mette in mostra la magnanimità di Giuseppe Garibaldi. Poi il suo isolamento politico dopo la consegna del Sud ai Savoia, un atto che lo amareggiò molto, E ancora l’uomo oltre il mito, il riferimento che l’autore insiste nel mettere in evidenza fino alla fine, in una narrazione in cui pare contare più il senso dell’umano che non quello del coinvolgente combattente biondo, con i capelli lunghi fino al collo, la camicia rossa e il cavallo bianco. E’ il motivo conduttore del testo di Attilio Andriolo, in cui emerge preponderante il desiderio di verità e di quella forma romantica che è insita nel suo essere.
Salvino Cavallaro, giornalista
giovedì 13 marzo 2025
Il superfluo e l'essenziale
La scrittura, questo meraviglioso strumento di comunicazione. C’è chi scrive per professione – vedi scrittori e giornalisti - e chi lo fa per pura passione. Tuttavia, il significato di comunicare ai lettori e agli amanti di questo meraviglioso mondo che si divide tra letteratura e informazione, ci pone davanti alla riflessione di distinguere bene il superfluo dall’essenziale. Infatti, c’è chi dice e pensa di scrivere per apparire più intelligente degli altri e c’è, invece, chi ha capito che scrivere è un modo coinvolgente per esprimere ciò che si è nell’anima, esternando attraverso le proprie emozioni il desiderio di un contatto umano. E allora lo stile, che impone l’essenzialità nei contenuti e la massima cura nella forma, spesso si confonde con il superfluo di una scrittura debordante di inutili orpelli. Da sempre sono stato attratto da coloro i quali, attraverso la passione per la scrittura, hanno qualcosa da trasmettere agli altri. E’ come relazionarsi con il mondo, anche con chi non conosci personalmente, ma riesci in qualche modo a stargli vicino attraverso le pagine di un giornale o di un libro. Si tratti di fatti di cronaca o di narrazioni romanzesche, la scrittura avvicina le persone, arriva diretta, provoca emozioni e dà l’opportunità di discutere, disquisire su questo o quell’argomento delle più disparate tematiche di vita. E’ la grande bellezza della letteratura, il fascino dei sentimenti trasmessi attraverso le righe che compongono pagine ricche di interesse. E poi c’è l’autore e ci sono i lettori che si intersecano tra loro nel gioco del conoscersi, capendo che chi scrive mette sempre una parte importante di sé. Così ti accorgi e ammiri chi si dedica alla scrittura per sola passione, mettendo in evidenza ciò che si è in maniera onesta e corretta, senza millantare attraverso ingannevoli orpelli la voglia di apparire senza essere. Ed è bello sentirsi dire: “Scrivo per passione ma non sono uno scrittore, pur avendo pubblicato dei libri”. E’ quell’ammissione di sincerità in cui si illumina la sola passione per la scrittura con grande onestà intellettuale. “L’arte di scrivere è far dimenticare al lettore che ci stiamo servendo di parole” (Henri Bergson). Davvero molto profonda questa citazione del filosofo francese Henri Bergson, capace di sintetizzare la vera sostanza della scrittura intesa come relazione con il lettore, facendo dimenticare lo strumento, pur importante, dell’uso delle parole. Una forma filosofica di tipo pratico che agisce sulla fantasia di chi scrive e di chi legge, capaci di entrare in simbiosi nel racconto e nel contesto descritto, dimenticandosi persino il voltar delle pagine e lo scorrere delle parole. E poi c’è un altro aforisma che mi piace citare: ”La scrittura apre le finestre che si affacciano sull’anima del lettore” (Luca Doveri). Ecco, come si diceva poc'anzi, è proprio l’anima, sono le emozioni esternate da chi scrive, che vengono raccolte dal lettore e le fa sue.
Salvino Cavallaro , giornalista (marzo 2025 @tutti i diritti riservati)
mercoledì 5 marzo 2025
Micio
acquarello di Daniela Lorusso
Max Bonfanti, filosofo analista (marzo 2025 @tuti i diritti riservati)
lunedì 3 marzo 2025
Echi dal passato
Una delle citazioni più note del filosofo tedesco Arthur Schopenhauer riguardo il cane è: “Si deve all'animale non pietà, ma giustizia”. Sappiamo quanto egli amasse i cani e come fosse affezionato al suo barboncino Atma e alla luce del suo amore per l'animale possiamo cercare di comprendere la sua affermazione. Cosa è la pietà? Quando si prova pietà? La Treccani.it ci dice che: “È un sentimento di affettuoso dolore, di commossa e intensa partecipazione e di solidarietà che si prova nei confronti di chi soffre”. Sono convinta che limitarsi a provare pietà non sia però sufficiente, questo è solo il primo passo, poi dobbiamo all'animale Giustizia. L'animale ha i propri diritti, esiste infatti e per fortuna, una Carta dei diritti loro dedicata, l'animale va difeso dagli approfittatori...l'animale va affidato a chi può amarlo e rispettarlo. Purtroppo non tutti gli esseri umani sono del tutto affidabili e gli abusi si perpetuano come del resto su tutti i più deboli: bambini, anziani, donne.
L'insegnamento di Schopenhauer è decisamente valido ancor oggi, sono convinta che con l'amore verso gli animali si possegga una spinta fortissima atta a difenderli e a desiderare per loro la Giustizia di cui il filosofo parlava.
Intervista di Maria Giovanna Farina a Jenny Visceglia ENPA Matera
domenica 2 marzo 2025
Viaggio nel tempo
Elaine arrivò alla stazione di Saint Remy de Provence di buon mattino. Aveva preso il primo treno da Lione. Si era goduta il panorama pervasa da una sorta di nostalgia indefinibile. Scese dal treno e si guardò intorno. Cercava speranzosa di scorgere Gerard fra i passanti, ma nulla, lui non c’era. Aveva letto che se avesse immaginato l’incontro, con tanto di emozioni e sentimenti, esso sarebbe certamente avvenuto. Le anime che si sono amate davvero hanno modo di comunicare tra di loro per telepatia, si dice. E un po', a dire il vero, ci aveva sperato senza illudersi troppo, così la delusione non l’aveva scossa più di tanto. Del resto, sarebbe stato troppo bello per essere vero. Andò alla stazione degli autobus per raggiungere la sua casa di allora, ritrovare tutto ciò che era rimasto ed era stato faticosamente salvato dalla drammatica divisone ereditaria che la sorella Roxane aveva avviato, tutto d’un tratto, più per vendetta che per necessità. Percorse le strade di un tempo tra le ville facoltose e la tipica vegetazione della bellissima campagna francese, profumata di fiori di lavanda, e fatta di verdi e antiche fronde che danzavano nel vento. La sua casa era ancora lì, silenziosa e solitaria, tra le altre case colorate e l’attendeva come sempre. Aprì la porta ansiosa e diede una rapida occhiata alle stanze, guardò i mobili d’epoca e gli oggetti che erano rimasti e che la cattiveria e l’invidia non erano riuscite a trafugare per farle dispetto. Aveva fatto del suo meglio per conservare con cura il patrimonio ereditato, i sacrifici dei genitori, ma non aveva fatto i conti, troppo giovane e fiduciosa, con la realtà più triste: una sorella vanesia, avida, egocentrica e narcisista. Si aggirò per quegli spazi ben arredati, un vero gioiello vintage, che tanti avrebbero apprezzato e fatto rivivere come un tempo. Così riapparivano i volti, le immagini più belle e le sembrava quasi di udire le voci tra quelle mura pregne di ricordi e delle energie delle persone che non c’erano più. Riecheggiavano la musica e il brusio delle feste e perfino le discussioni. Le avevano detto di quanto non fosse un bell’affare andare a caccia o vivere del passato e che avrebbe fatto meglio guardare avanti ma lei non li stette a sentire. Il passato e i bei ricordi erano fonte di conforto e il rifugio da un mondo sempre più arido e spietato. Elaine era diventata una scrittrice, una poetessa di successo, e sapeva muoversi sulla linea temporale, entrare e uscire dalla dimensione onirica e del ricordo e non temeva di rimanere fissata in alcuna emozione. La scrittura e la poesia l’avevano salvata, come un dono dal cielo, ed era sopravvissuta al tradimento del proprio sangue e ne era orgogliosa perché aveva trovato la vera ricchezza e vinto la più grande battaglia: non era diventata una persona squallida e meschina come loro e nonostante tutto. Era riuscita a non fare un feticcio del dolore ma a trasformare la triste esperienza in forza e in una sorta di rinascita. Aveva imparato suo malgrado a volare sopra le meschinità e le bassezze umane. Usci allora per le strade del paese a passeggiare: il famoso bar Matisse era chiuso da anni, restava solo una targa arrugginita quasi che nessuno dovesse mai profanare un luogo che aveva rappresentato tanto per molti e se non altro la spensieratezza della gioventù, di un’epoca di principi e valori. Lungo le strade cercava di ricordare come erano le cose un tempo e cosa fosse cambiato. Cercava Gerard in verità, voleva incontrarlo dopo tanti anni, per sapere come stesse. Come era stata la sua vita senza di lei. Voleva sapere perché la loro relazione si era interrotta quel giorno durante le feste di Natale. Se quella donna che era entrata all’ improvviso nella loro relazione e glielo aveva portato via senza indugio fosse così meritevole oppure fosse, non solo cosi tanto poco avvenente, ma davvero una maliarda e un’abile arrampicatrice sociale senza scrupoli come gliela avevano raccontata. E lui, un uomo bello, colto, tanto intelligente e perbene, quanto senza carattere da essersi fatto irretire senza scampo. Sapere se qualche volta l’avesse pensata. Ma di Gerard non c’era traccia. C’erano solo i ricordi che camminavano gioiosi e spensierati sulle strade del paese e dei dintorni, o viaggiavano in moto, e c’erano i ragazzi e le ragazze della compagnia che organizzavano gite. C’erano gli esami all’Università e la festa di laurea in ingegneria di Gerard, il tempo della gioventù in cui erano stati inconsapevolmente felici e spensierati. Elaine non aveva avuto una vita facile: dopo la morte dei genitori ancora giovani le strade per lei si erano fatte in salita e piene di avvoltoi come si conviene quando si tratta giovani ereditiere. Elaine cercò di ricostruirsi un futuro accanto a Roland, un aitante velista conosciuto a Marsiglia di cui si era innamorata, dopo l’abbandono e la delusione di Gerard, e nonostante fosse poco gradito nella cerchia famigliare e delle amicizie, che lo vedevano una persona molto poco adeguata a lei sia per carattere che per cultura. Ma il suo animo libero e ribelle la spinsero a non considerare i consigli degli anziani e a proseguire in una relazione che alla lunga si rivelò misera di tutto, sbilanciata e poco reciproca. Roland viveva alla giornata, e a parte la vela, non aveva alcuna ambizione e predisposizione oltre che interesse a crearsi una famiglia e a costruirsi un futuro. Non voleva impegni o responsabilità di alcun genere. Era un uomo che si accontentava di poco e viveva alla giornata. Aveva rivelato, nel corso del tempo, un carattere sempre più ombroso e permaloso e poca voglia di rivalsa o successo. Ebbero una figlia Lisette e per qualche anno le cose scorsero comunque abbastanza serene; grazie ad Elaine che investiva tutte le sue energie per mandare avanti la sua famiglia. Roland era spesso via per il suo lavoro, che lo portava per mare, imbarcato come ufficiale sulle navi cargo che partivano da Marsiglia. Terminati gli ardori giovanili, si accorse ben presto che non c’erano le basi per una relazione sana e soddisfacente e così Elaine si ritrovò accanto un uomo molto diverso da quello che le sembrava di aver conosciuto. Egli cominciò a prendere peso diventando infine obeso e a diventare una persona anaffettiva, fredda e scostante e talvolta aggressivo. Roland non era più quel giovane aitante ed energico che la faceva sorridere e divertire ma era diventato un anziano scorbutico, un estraneo. Per quanto presente era molto distante emotivamente e lei aveva conosciuto la peggior solitudine che una donna potesse provare. Quella di vivere accanto ad una persona sbagliata, di sentirsi come una vedova a quarant’anni. Si fece carico, senza mai lamentarsi, di tutte le incombenze e delle responsabilità crescendo Lisette praticamente da sola e senza poter contare su alcuno della famiglia di origine. I momenti di svago o di spensieratezza diventarono sempre più rari. La zia Roxane, per qualche strana ragione sempre più insofferente alla presenza della sorella Elaine nella sua vita, non si dedicò mai alla nipote Lisette, a parte qualche sfarzoso regalo di Natale i primi anni, presa dai suoi viaggi, dai suoi teatri e drammi, per lo più inventati, dai pettegolezzi della società delle apparenze in cui viveva oltre che dagli uomini con cui cercava di rifarsi una vita. Un giorno, all’improvviso, perse sé stessa e intraprese la strada di Caino attaccando Elaine per vie legali con un pretesto. Elaine si ammalò gravemente poco dopo per le calunnie proferite nei suoi confronti. Sopravvisse all’onta del disonore e allo scempio della sua famiglia di origine, al dolore di non aver potuto salvare il patrimonio che andava svenduto, suo malgrado, e la sorella, che aveva gettato finalmente la maschera, mostrando il volto spietato dell’invidia e della cattiveria. Il caro Vincent, il suo adorato nipote, spari per diversi anni, anche a lui faceva comodo l’eredità dei nonni, dopotutto e aveva frequentato la scuola degli affaristi senza scrupoli e sentimenti del padre, un piccolo imprenditore immobiliare di Grenoble, classico spaccone di provincia. I momenti lieti passati con i nonni e le vacanze al mare con gli zii, mentre la madre divorziata era in giro per il mondo, non erano che un ricordo senza senso e lontano; c’era ormai solo il dio denaro a far da padrone. Una vita controvento quella di Elaine, costellata di grandi dispiaceri e delusioni, dove la fiducia in chi avrebbe dovuto sostenerla e proteggerla era stata malriposta. Lei che c’era sempre per tutti e soprattutto per l’amata sorella e l’adorato nipote per i quali avrebbe affrontato uragani e regalato loro il mondo intero. Roland non fu che uno spettatore passivo e più che una vela si era rivelato una zavorra nella sua vita. Ormai le energie da mettere anche per lui si erano affievolite. Vederla felice non era mai stata una sua priorità o un desiderio. Lei era solo un’abitudine a cui non voleva o sapeva rinunciare. Lisette era stata la sua ancora in questo mondo: era una bambina sana, vivace e gioiosa. Ora una giovane e bella ragazza di cui andar fieri. Elaine aveva affrontato e superato le strade polverose della vita, le carenze di ogni genere, gli abusi psicologici più subdoli e inaspettati e la malattia con coraggio e determinazione e aveva finalmente compreso che la gelosia e l’invidia non avevano spiegazioni e giustificazioni e soprattutto non andavano mai ignorate o sottovalutate. Comprese che gli ignoranti, i malvagi e i narcisisti esistono anche in famiglia, che non c’è amore che li guarisca, e che allontanarli senza indugio è l’unica scelta consapevole e corretta da fare. Un sospiro ed usci sul patio a respirare il profumo di fiori che regala il vento nel tardo pomeriggio di primavera come un balsamo prezioso e che le narrava dell’atmosfera di un tempo. Le voci dei bambini intorno, tutt’un tratto, la riportarono alla realtà. Si era fatto tardi ed era ora di recarsi alla stazione per prendere il treno e tornare a Lione. Chiuse con cura la casa e la saluto con una carezza. S’ incamminò consapevole che l’accettazione delle prove e delle lezioni che aveva dovuto imparare tramite gli eventi della vita erano l’unico modo per superarle e che l’amore è un modo di essere e di vivere sempre e comunque. E consapevole che le vere risorse necessarie si trovavano al centro del suo cuore. Si assopì con il cuore in pace lungo il viaggio di ritorno. Tornò così al suo lavoro in ufficio al centro della città il lunedì mattina. Come sempre sorrise ai colleghi. Guardo fuori dalla finestra per guardare il solito panorama di città prima di cominciare la giornata. Accese il computer, un tuffo al cuore la sorprese. Il nome di Gerard appariva nelle mail. Dopo tanti anni aveva trovato il coraggio di scriverle.
Antonella Massa (marzo 2025 @tutti i diritti riservati.
Ogni riferimento a fatti i persone è puramente casuale.
mercoledì 12 febbraio 2025
Celebriamo l'amore, sempre!
Disegno di Flavio Lappo
Molti
ritengono San Valentino una festa esclusivamente commerciale e forse
lo è diventata, ma non dobbiamo per perdere l'occasione di celebrare
il grande interprete di questa giornata: l'Amore, una forza
universale che sa scendere nel particolare. L'amore per una
determinata persona è infatti un sentimento che si manifesta con il
desiderio di procurare il suo bene e di ricercare la sua compagnia.
L'amore come forza universale è la nostra salvezza ed è alla base
di ogni buona vicenda, azione e desiderio umano. Quindi non perdiamo
la possibilità di celebrare il nostro amore che il 14 febbraio
diventa celebrare chi amiamo, andiamo oltre il lato commerciale e
celebriamo come più ci piace. Ci sono aspetti dell'amore di coppia
che mi piace sottolineare: il sogno d'amore e l'amore per sempre.
Aspetti
che con la parità tra i generi si riferiscono ad entrambi i sessi.
1- A volte capita di essere prigioniere di un sogno, quello dell’amore incondizionato e per raggiungerlo siamo disposte anche, purtroppo, a soffrire, a lasciarci sottomettere e far calpestare la nostra dignità. L’amore, pur nelle sue contraddizioni (non sempre rende felici ma infelici quando si oppone alla sua prerogativa di essere cura per l’anima) ci chiede di mantenere l’equilibrio nella nostra vita, una eutimia tra corpo e mente. La vita chiede libertà ed è questo il punto importante, quello di essere libere. Per essere donne emancipate è necessario, indispensabile, conquistare l’autosufficienza emotiva che si raggiunge solo se ci si convince di farcela davvero. Si conquista a partire dalle piccole azioni quotidiane, non accettando ad esempio idee improduttive come: “Oggi sono sola e allora non apparecchio la tavola, non mi pettino….”. Non dobbiamo fare qualcosa in funzione della presenza del compagno o del marito, ma è bene trascorrere con amore di sé le nostre giornate anche se siamo sole. Prendendo confidenza, conoscenza e stima con il nostro essere profondo possiamo amarci, rispettarci e diventare indipendenti emotivamente. Se saremo davvero libere potremo intraprendere una relazione sentimentale appagante e paritaria. 2- Il nostro sarà un amore per tutta la vita? Una domanda che gli innamorati si pongono, ma è difficile prevederlo, con ciò non voglio dire che l’amore per sua natura non possa essere avvolto “nell’eterno”; il problema è che le nostre delusioni nascono dal fatto che vorremmo lo sia. Se il partner ci confessa di considerarci l’amore più grande che abbia mai incontrato è senz’altro vero, il problema però è di chi in questa dichiarazione legge le due parole “per sempre”, parole che non ci sono ma che per il desiderio di farle esistere “leggiamo” ugualmente. La condizione mentale descritta ci fa ingannare, il nostro preconcetto dell’eterno amore ci conduce lontani dall’attimo che stiamo vivendo. Se invece ci avvicinassimo all’amore senza pensare troppo al domani, potremmo costruire un rapporto piacevole e se poi durerà: tanto meglio. Il “Per sempre” sa metterci al riparo dalla paura della perdita, ma al contempo ci colloca in una posizione interiore non adatta all’amore: se voglio che sia per sempre non sono libera e allo stesso tempo imprigiono il partner in un’idea, in una condizione che sa di obbligo. Non voglio dirvi che l’amore deve essere effimero, tutti noi desideriamo amare ed essere amati, ma ricordiamo che serrature, sbarre, lucchetti…non confanno all’Amore.
Buon San Valentino a tutti perché, in fin dei conti, l’amore non si ferma solo nella vita di una coppia di innamorati. Eros alato ed eterno ha il compito di salvare il mondo e per questo è sempre intento a scagliare frecce! Grazie a Platone che ce lo ha insegnato.
Maria Giovanna Farina
Piccoli passi per realizzare un progetto
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Attimi è tutto crollò! ...Strappata... In quel nulla il mio respiro è nulla! .... Il silenzio.. Quelle...
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