Cosa
sono i pregiudizi, se non giudizi formulati in maniera affrettata per
dare ordine ai nostri pensieri e gestire le nostre emozioni? Si
tratta di atteggiamenti positivi o negativi, che noi abbiamo nei
confronti delle persone o dei gruppi sociali.
È
naturale che la nostra mente ragioni anche per pregiudizi. Non siamo
dei computer che elaborano centinaia di informazioni al secondo
riuscendo a prendere la decisione più logica. E, come sappiamo,
nemmeno l’intelligenza artificiale elabora informazioni in maniera
sempre perfetta. Figuriamoci l'essere umano, che di solito mette in
campo euristiche nel momento in cui si trova a brancolare nella
moltitudine di stimoli che lo colpiscono di continuo e in mezzo ai
quali deve districarsi per condurre la sua vita.
Le
euristiche, per intenderci, sono strategie mentali messe in atto
quando dobbiamo prendere delle decisioni, a volte su questioni
minute, altre volte più importanti, e rappresentano una sorta di
faro. In base all'esperienza o alla disponibilità in memoria delle
informazioni che ci servono o anche in base a quanto ciò che abbiamo
davanti rappresenta o simula situazioni note, in base a tutto ciò
noi non rimaniamo paralizzati e portiamo avanti le nostre scelte. È
ovvio che le euristiche, in quanto scorciatoie mentali, ci guidano,
spesso in automatico. Faccio un esempio: se vedo un uomo vestito
elegantemente e con una ventiquattrore in mano e mi chiedono se è
più probabile che quest'uomo sia un imbianchino piuttosto che un
avvocato, propenderò per la seconda possibilità. Razionalmente,
poiché le alternative sono due (imbianchino piuttosto che avvocato),
c’è il cinquanta per cento di probabilità che quell’uomo sia
imbianchino e il cinquanta per cento avvocato. Ma è inevitabile che
l’aspetto ci condizioni, almeno in prima battuta. L'euristica ci
consente di decidere la probabilità di un evento in base a quanto
quell'evento è rappresentativo di una categoria. Questo, se ci
pensate bene, ci guida ma genera anche pregiudizio. Il rischio di
sbagliare nelle nostre valutazioni è sempre dietro l'angolo. Ma,
come si dice, vivere comporta anche sbagliare. Spesso arriviamo a
conclusioni affrettate nell'esprimere i nostri giudizi o nel prendere
le nostre decisioni. E se questo può essere innocuo in tanti casi,
in taluni altri può essere un boomerang, qualcosa che ci si ritorce
contro oppure che può danneggiare gli altri.
In
definitiva, la nostra mente, per gestire miliardi di informazioni,
semplifica e va avanti nei propri ragionamenti, anche errando. Mente
chi dice di non avere pregiudizi perché è qualcosa di connaturato
alla mente umana. Se su qualcuno o su determinate categorie sociali
abbiamo delle esperienze di un certo tipo, dirette oppure indirette
per tramite degli altri, è inevitabile che di fronte a una nuova
esperienza, simile alla precedente, tendiamo ad applicare le
etichette e le categorie che abbiamo già immagazzinato. Fa parte
proprio di un meccanismo di risparmio di risorse mentali. Ecco, non
bisogna avere, a mio avviso, il pregiudizio verso il pregiudizio,
primo perché non è qualcosa che possiamo del tutto controllare - e
ricordiamo che noi siamo anche fortemente condizionati dalle nostre
emozioni più profonde - e in secondo luogo perché il pregiudizio
può essere un punto di partenza. La cosa davvero importante è
quella di provare a essere lucidi e il più possibile onesti con se
stessi ovvero lavorare sulla nostra autoconsapevolezza, per fermarci
là dove i nostri atteggiamenti possono danneggiare qualcuno o
qualcosa. Essere autoconsapevoli significa rendersi conto, ad
esempio, che abbiamo formulato un giudizio su qualcuno perché
abbiamo assorbito categorie del nostro contesto o perché abbiamo
avuto delle esperienze in precedenza. Dobbiamo provare a essere
aperti mentalmente, disponibili a mettere in discussione i nostri
pregiudizi, che ripeto costellano di continuo la nostra giornata. Più
siamo disposti a mettere in discussione le nostre valutazioni, più
potremmo utilizzare i nostri pregiudizi come punto di partenza per
scoprire se quel giudizio formulato anzitempo è fondato oppure se è
solo una barriera mentale che va assolutamente superata per aprirsi a
una conoscenza autentica e più profonda.
Eleonora
Castellano
Docente
di Filosofia e Scienze Umane (@tutti i diritti riservati)